l’incontro di papa Francesco col popolo rom: indimenticabile! non senza una sorprendente … delusione!

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tripudio di gioia zingara per papa Francesco in sala Nervipapa7

 

lunedì 26 ottobre alle ore dodici, anzi con più di mezz’ora di anticipo quasi a sottolineare il desiderio di affrettare un significativo incontro al quale si tiene molto, il grande, immenso, affettuosissimo abbraccio di papa Francesco al popolo rom, strepitosamente e contagiosamente ricambiato al grido di “Fran-ce-sco-Fran-ce-sco-Fran-ce-sco!” fino a toccarlo come un talismano, tirarlo per le maniche, divorarlo per la venerazione e la infinita stima: percepiscono, non da ora, che li ama profondamente e glielo hanno voluto dire con tutta la loro forza e sensibilità dilagante, straripante, ‘esagerata’, ‘e-norme’, ‘debordante’!papa6

 

ma, ma, ma …

nel momento migliore qualcosa non ha funzionato, anzi qualcosa sembra pesantemente deludere … !  e non solo quelli di ‘bocca fine’ che centellinano ogni singola parola con eccessi di ‘politicaly conrect style’ ma gli stessi rappresentanti del popolo rom, anzi i rom stessi che pur applaudendo continuamente il papa per diverse belle espressioni del suo discorso, all’improvviso è scoppiato in un … preoccupato silenzio proprio mentre papa Francesco sembrava scandire, davanti al mondo intero, in un elenco non proprio contenutissimo, le pecche del popolo rom, scandite come in una litania da ‘bar sport’ che dava chiaramente l’impressione della ripetizione di una sequela di quelli che sono i più scontati e frequenti pregiudizi che tutti hanno nei confronti dei rom.

 

il papa sembrava proprio non fare eccezione, anzi da quel pulpito diversi lo hanno percepito come addirittura offensivo nei confronti del popolo intero. Ciò che a molti si perdona, sulla sua bocca sembrava micidiale! Forse la maggior parte dei presenti si aspettava dal papa parole diverse, meno ispirate ad un’analisi sociologica della realtà che troppi di loro sono costretti a vivere (la sanno fare meglio altri … ) e non certo un elenco moralistico propalato al mondo intero delle loro pecche (ancorché il tutto esprimendo con grande delicatezza e nessun intento offensivo … ) e più ispirate ad un afflato ‘spirituale’ e ‘teologale’ (che non vuol dire astratto e fuori dalla realtà, tutt’altro: significa avere quello ‘sguardo’ di Dio sulle cose che sa valorizzare il piccolo, il debole, l’insignificante come grande opportunità di liberazione vera per il grande, il potente, il ricco, il prepotente … ) che pure è presente tutte le volte che papa Francesco incontra i poveri che sempre ha conosciuto nelle bidonville e che non esita a definire i privilegiati di Dio e la presenza fisica di Cristo stesso nel nostro mondo, ma che qui è mancato del tutto.

si dirà: “non li conosce direttamente!” E allora perché parla così? “glielo hanno scritto e lui si è limitato a leggere quelle cose … “: appunto: ‘limitato’ … ! sta qui per me il grosso guaio (pur con tutte le scusanti, venendo lui da un anno di intensissima attività culminata proprio negli ultimissimi giorni, anzi il giorno prima; un’attività da togliere il fiato e la tranquillità come è stato il sinodo sulle tematiche familiari con i contorni da Vaticangate messi in atto apposta per mettergli i bastoni tra le ruote … ), nel fidarsi di persone che nulla, ma proprio nulla, sanno di rom non avendoli mai ‘avvicinati’ e conosciuti, o di persone che pur conoscendoli in una certa maniera non li conoscono secondo quella quotidiana familiarità e condivisione di vita che te li fa sentire come parte della tua vita e familiari della tua stessa famiglia e che permette, con l’occhio della fede (non è questo che si attende da un papa? o no!) di coglierli come dono di Dio e sua presenza in mezzo a noi… e questo ‘sguardo nuovo’ è tutt’altro che astrazione misticheggiante, ha la potenzialità rivoluzionaria di ribaltare e capovolgere le relazioni umane basate troppo spesso sul potere e la prepotenza.

Mai limitarsi ad essere, a occhi chiusi, la bocca degli altri! Un papa è quotidianamente ‘costretto’ ad affidarsi a qualcuno! non è questo il problema: si tratta di discernere quali potrebbero essere le persone che meglio potrebbero fare al caso dei rom: esistono non pochi religiosi e religiose ma anche laici che da decenni hanno questa frequenza e condivisione quotidiana ricca di umanità e spiritualità, ma questi non sono stati nemmeno interpellati! da qui nascono in fiaschi! sono sicuro che la prossima volta – se ci sarà – farà decisamente meglio. Se ai rom avesse parlato a braccio, mettendo da parte quella minestra riscaldata che gli hanno preparato, sono sicuro che avrebbe parlato loro più col cuore che con la sociologia e ci sarebbe scappato sicuramente un messaggio più spirituale e ‘teologale’ (ancora: non astrattamente ‘teologico’!), perché dal suo volto si vede – e i rom questo lo hanno visto bene! – che è un uomo che sa cogliere le orme, le tracce, i segni sacramentali della presenza di Cristo e di Dio nel mondo, e sa indicarli ai rom e ai non rom per un percorso diverso di dialogo, incontro, condivisione e arricchimento reciproco (davvero reciproco!, anche se ai più sembra impossibile: ma proprio su questa ‘impossibilità’ un papa deve giocare tutto se stesso e il vigore evangelico del suo magistero nel senso che niente ‘è impossibile a Dio’ e a chi coltiva lo sguardo dei ‘sogni di Dio’

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