il commento al vangelo del primo giorno del’anno

MARIA MADRE DI DIO

I PASTORI TROVARONO MARIA E GIUSEPPE E IL BAMBINO 

DOPO OTTO GIORNI GLI FU MESSO NOME GESU’

commento al vangelo del primo giorno dell’anno (1 gennaio 2016) di fra Alberto Maggi 

p. Maggi
Lc 2,16-21

<Ebbene, quando Dio si incontra con i peccatori, smentisce quello che la religione ha insegnato. Non li rimprovera, non li punisce, non li incenerisce nel fuoco della sua ira, ma li avvolge del suo amore. Infatti i pastori vengono avvolti dalla luce del Signore. Quindi loro annunciano questo: per essi è nato un salvatore, colui che li viene a salvare.
E’ lo scandalo della misericordia che sarà il filo conduttore di tutto il vangelo di Luca.>


[In quel tempo, i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Il primo giorno del nuovo anno si apre con la buona notizia.
E qual è questa buona notizia?
Quelli che la religione considera i più lontani da Dio, in realtà per Gesù, per il vangelo, sono i più vicini a Dio. Questa è la buona notizia che Luca l’evangelista ci riporta nel brano della visita dei pastori a Betlemme.
Scrive Luca: “andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ci che del bambino era stato detto loro”.
Che cosa era stato detto loro? Cos’era questa grande novità, la buona notizia?
L’angelo aveva annunziato loro una grande gioia per loro, che era nato per loro il salvatore. Quindi non un giustiziere.
I pastori, lo sappiamo, erano considerati una categoria di gente lontana da Dio perché viveva in uno stato continuo di impurità, di furti. Erano selvatici come le bestie che accudivano. Quindi i pastori erano nella lista degli individui che il messia, alla sua venuta, avrebbe dovuto eliminare in quanto peccatori.
Ebbene, quando Dio si incontra con i peccatori, smentisce quello che la religione ha insegnato. Non li rimprovera, non li punisce, non li incenerisce nel fuoco della sua ira, ma li avvolge del suo amore. Infatti i pastori vengono avvolti dalla luce del Signore. Quindi loro annunciano questo: per essi è nato un salvatore, colui che li viene a salvare.
Ebbene, nessuna gioia da parte di quelli che ascoltano. La gioia dei pastori non è condivisa, ma, scrive Luca “tutti quelli che udivano si stupirono”. C’è qualcosa di nuovo, qualcosa di inaudito in quello che viene detto. E’ lo scandalo della misericordia che sarà il filo conduttore di tutto il vangelo di Luca.
Gesù con la sua misericordia scandalizzerà tutti quanti, specialmente le persone pie, quelle che pensano che l’amore di Dio vada meritato e non hanno sperimentato come i pastori l’amore come regalo anziché come premio.
Quindi “si stupirono delle cose delle loro dai pastori”, perché crolla quello che la religione insegnava loro riguardo a Dio. Un Dio che premiava i giusti, ma che puniva i malvagi. Anche se tutti si stupiscono di questa novità, c’è Maria, la madre di Gesù, che “da parte sua custodiva tutte queste cose”, non “meditandole”, come qui è stato tradotto: il verbo (sumb£llw) significa “esaminare, interpretare, cercare il vero senso”.
Quindi anche Maria è stupita, è sconcertata di fronte a questa novità, ma lei non la rifiuta. Cerca di capire il vero senso. E’ questo atteggiamento di Maria che non si chiude al nuovo, anzi si apre e cerca di capirlo, che la porterà da madre di Gesù a diventarne poi la discepola.
“I pastori se ne tornarono”, e poi Luca scrive qualcosa di straordinario. Nella cultura dell’epoca i pastori erano ritenuti i più lontani da Dio per la loro condizione di impurità, di peccato. Dio, nell’alto dei cieli, era circondato da quelli che erano chiamati i sette angeli del servizio. Questi sette angeli avevano il compito di lodarlo e glorificarlo continuamente.
Ebbene, scrive Luca, “I pastori si se ne tornarono glorificando e lodando Dio”. Una volta che hanno sperimentato l’amore di Dio – un amore che, come abbiamo visto, non viene dato come un premio per i propri meriti, ma come un regalo per i propri bisogni – anche le categorie ritenute le più lontane da Dio sono le più vicine.
L’amore rende intimi al Signore. E’ cambiata l’immagine di Dio, è cambiata la situazione dei pastori. Non c’è nessuna persona al mondo che, per la sua condizione, si possa sentire esclusa o emarginata dall’amore di Dio.
Quindi i pastori se ne tornano lodando e glorificando Dio esattamente come gli esseri più vicini a Dio. Ma la novità di Gesù fa fatica ad essere accolta. Il piano divino incontra la resistenza degli uomini e l’evangelista infatti scrive che “quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione gli fu messo nome Gesù”.
I genitori vogliono rendere figlio di Abramo – era questo il significato della circoncisione – colui che era stato annunziato come il figlio dell’Altissimo, il figlio di Dio. L’evangelista vuol far comprendere la resistenza da parte del suo popolo verso l’accoglienza di questa novità portata da Gesù e ci anticipa il conflitto che subito si scatenerà perché Gesù non seguirà la via dei padri, ma seguirà la via del Padre.

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