questa volta papa Francesco non l’ha proprio azzeccata – se avesse dato più ascolto …

l’incriminazione del cardinale Pell per pedofilia e le colpe di papa Francesco

da tre anni le vittime e (pochi) giornalisti hanno messo in guardia il pontefice e il Vaticano sul lato oscuro del prelato australiano. Ma Bergoglio l’ha nominato prima suo braccio destro per l’economia, poi membro del gruppo dei nove cardinali più influenti della Chiesa. Nonostante le prove che Pell fosse un insabbiatore seriale

di Emiliano Fittipaldi
L'incriminazione del cardinale Pell per pedofilia e le colpe di papa Francesco

L’incriminazione del cardinale George Pell, accusato di pedofilia dai magistrati australiani dopo una serie di denunce considerate più che verosimili dagli inquirenti e dalla polizia, è uno spartiacque del pontificato di Francesco. Perché l’inchiesta colpisce al cuore uno degli uomini più potenti del Vaticano, il “ranger” venuto da Sidney per “moralizzare” la corrotta curia romana. Un uomo chiamato direttamente da Bergoglio, nonostante le ombre che da anni avvolgevano la sua tonaca.

Oggi il Vaticano e alcuni cantori del pontificato di Francesco, davanti alle accuse terribili di stupro, hanno subito cercato di rigirare la frittata per mitigare la portata dello scandalo. Evidenziando che Pell non troverà riparo dalla giustizia dietro le mura d’Oltretevere, ma sarà costretto a lasciare l’incarico e a difendersi davanti il tribunale dello Stato di Victoria. «Ecco la tolleranza zero di Francesco», s’è affrettato a scrivere più di un vaticanista, mentre Massimo Franco sul Corriere della Sera si spinge addirittura a vedere nella capitolazione del braccio destro del papa «un cambio di passo nella lotta alla pedofilia».

vedi anche:

Una lettura del caso assolutoria e minimalista: ci mancherebbe altro che Bergoglio e la Santa Sede avessero deciso il contrario, proteggendo un cardinale, un fedelissimo del papa “rivoluzionario” davanti ad accuse gravissime. Francesco, che ha recentemente paragonato gli abusi sessuali alle messe nere, non poteva fare diversamente, abbandonando il suo (ex) braccio destro al suo destino giudiziario.

L’incriminazione del cardinale Pell in Australia per abusi sessuali e stupro segna uno spartiacque in questo Pontificato. Perché il porporato è stato scelto personalmente da Bergoglio come suo numero 3 nonostante le inchieste avessero già fatto emergere la sua condotta poco cristiana. Il commento di Emiliano Fittipaldi, inviato dell’Espresso e autore di “Lussuria”, libro sui pedofili coperti dal Vaticano
   
   
   
   

Lo scandalo Pell, al netto della propaganda, racconta ben altro. Perché se le accuse di abusi sessuali di Pell su bambini e minorenni sono arrivate solo qualche mese fa (le prime denunce sono state depositate alla polizia la scorsa estate), evidenze sulla natura ambigua del cardinale originario di Ballarat sono note da anni.

In passato, quando era vescovo di Melbourne, il “ranger” era già stato denunciato da un chierichetto di 12 anni per gravi molestie (il processo si era chiuso nel 2002 senza alcuna condanna per mancanza di prove) e Ratzinger – anche per questo – aveva sempre frenato le sue ambizioni, cancellando la sua promozione a capo di un dicastero romano. 

Durante la conferenza stampa in Vaticano il cardinale George Pell ha dichiarato di “rifiutare totalmente le accuse” di abusi sessuali che gli vengono rivolte, di voler tornare in Australia per difendersi e di avere più volte nei mesi scorsi e anche recentissimamente, messo il corrente il Papa di questa situazione. Bergoglio ha concesso a Pell un periodo di congedo per difendersi. Il cardinale non si dimette comunque dalla carica di prefetto degli Affari economici del Vaticano. Dopo la difesa di Pell è stato letto in italiano e in inglese un comunicato della Santa Sede
   
   
   
   

Ma il cardinale dal 2012 è finito nel mirino di decine di vittime e di sopravvissuti agli orchi. Ragazzi e ragazze che nel corso delle audizioni della Royal Commission, una commissione nazionale voluta dal governo di Camberra, hanno additato “Big George” come un insabbiatore, come un uomo che ha sistematicamente difeso i pedofili australiani (secondo il rapporto preliminare della Commissione il 7 per cento dei preti cattolici dell’isola sono implicati in vicende di pedofilia), come un vescovo che ha inventato un sistema di risarcimenti usato in realtà «per distruggere e controllare le vittime e difendere l’immagine e la cassaforte della Chiesa». Qualcuno, come un padre a cui un preside cattolico ha violentato due bimbe di 4 e 5 anni, l’ha definito «un sociopatico».

Su L’Espresso e nel libro “Lussuria” chi vi scrive ha documentato come Pell abbia chiesto a famiglie distrutte di accettare, per chiudere definitivamente il caso nel civile, 30 mila euro, «in caso contrario noi ci difenderemo strenuamente in tribunale»; come il cardinale abbia accompagnato sottobraccio pedofili seriali come l’amico Gerald Ridsdale (condannato alla fine per aver violentato decine di bambini) in tribunale; come il prete copriva sistematicamente accuse a suo dire false e rivelatesi poi verissime.

vedi anche:

espressodondi-20170112173021267-jpg

Così il Vaticano protegge i preti pedofili

Alti prelati del Vaticano, italiani e stranieri. Molto vicini a papa Francesco. Che per anni hanno insabbiato le violenze sessuali sui minori da parte degli orchi con la tonaca. Le nuove rivelazioni su responsabilità, silenzi e omertà

Altre vittime hanno raccontato – in testimonianze giurate – come Pell abbia cercato di comprare il proprio silenzio. Un documento di un verbale di un incontro del clero australiano del settembre del 1996 dimostra invece che “il ranger”, mentre umiliava le vittime con risarcimenti ridicoli (per chiudere centinaia di casi la chiesa australiana ha investito negli ultimi anni 8 milioni di dollari, non proprio una cifra generosa: i soli beni immobili e finanziari della chiesa di Melbourne, nascosti da Pell in due trust, valgono 1,3 miliardi di dollari) si prodigasse contemporaneamente in favore di sacerdoti pedofili (padre Gannon, padre O’ Donnell e padre Glennon), ordinando ai suoi sottoposti di aiutarli economicamente, in modo da fargli avere uno stipendio, vitto, appartamenti, l’assicurazione sanitaria.

Pell si è sempre difeso energicamente dalle accuse, rigettandole con forza. Anche il Vaticano lo ha appoggiato in ogni modo. I giudici della Royal Commission però non gli hanno creduto, tanto da definire in una relazione del 2015 il suo comportamento «poco cristiano». Nonostante tutte le informazioni sul lato oscuro di Pell fossero già pubbliche e presumibilmente in possesso della Santa Sede, Francesco ha nominato “Big George” prima capo della Segreteria dell’Economia, poi membro del C9, il gruppo dei cardinali che deve consigliare il pontefice nella gestione della Chiesa universale.

Davanti alle denunce delle vittime australiane (che non ha mai voluto incontrare) e a quelle di (pochi) giornalisti, Bergoglio ha sempre difeso Pell a spada tratta, rinnovando i suoi incarichi e il suo potere anno dopo anno. Nel silenzio, quasi totale, della stampa italiana. Fino ad oggi, quando le accuse di abusi sessuali (tutti da dimostrare, va detto e ripetuto) hanno costretto al repentino cambio di rotta. Con l’ammissione, ovviamente indiretta, di aver sbagliato un’altra nomina chiave del suo pontificato.

image_pdfimage_print

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.