le destre europee populiste d’accordo contro papa Francesco

Francesco

il papa dei migranti nel mirino delle destre populiste

Francesco Peloso

Orbán, Salvini e Le Pen contro Bergoglio, il pontefice extra-europeo e figlio di espatriati che pone i profughi al centro del mondo contemporaneo

analisi dello scontro di civiltà dentro il cattolicesimo

papa Francesco «l’amico dei migranti» sta diventando il principale avversario politico e culturale delle destre populiste europee. Si tratta di volta in volta di esponenti del Front national francese o della Lega Nord, dei partiti nazionalisti e xenofobi ungheresi o tedeschi. Poi c’è chi, come il premier dell’Ungheria Viktor Orbán, pur evitando di scontrarsi apertamente con il pontefice – anzi, l’ha brevemente incontrato nell’agosto 2016 in Vaticano -, ha messo però in atto quella politica di fili spinati e muri al centro delle critiche mosse dalla Chiesa.

ATTACCHI CRESCIUTI DI INTENSITÀ

Così gli attacchi contro la  Santa sede, i vescovi e le associazioni cattoliche sono cresciuti di intensità. Diverse le ragioni: l’allarme per gli attentati terroristici spesso messi in relazione al fenomeno migratorio nel dibattito pubblico, l’avvicinarsi di importanti scadenze elettorali in Europa (e probabilmente pure in Italia) in cui il tema migratorio ha il suo peso reale, il perdurare di una crisi economica e sociale in Europa che facilmente viene scaricata sullo ‘straniero’, la cronicità dei flussi di migranti e profughi, non ancora drammatica numericamente in senso assoluto, ma di certo resa più visibile e sconvolgente dal dilagare dei conflitti e delle crisi umanitarie in Medio Oriente e in Africa (anche se molti profughi in Italia, per esempio, arrivano anche da Paesi come l’Afghanistan).

I MIGRANTI AL CENTRO DEL MONDO

In questo contesto si inserisce il magistero di Bergoglio, che pone la questione migratoria come spartiacque dell’epoca. Il papa capovolge l’assunto leghista-lepenista dell’invasione e ne fa la base di un rinnovato cattolicesimo – appunto universale – che guarda al popolo dei profughi e dei migranti come al cuore del mondo contemporaneo in cui dovrà vivere l’annuncio cristiano.

Papa Lavanda Piedi

Il papa durante la lavanda dei piedi del 2016

Le affermazioni del pontefice, un po’ alla volta, sono diventate pure le parole delle chiese locali, di una buona parte dei vescovi, dalla Francia all’Italia, il che mette in allarme la leadership dei movimenti politici oggi più attivi sulla scena europea. Di certo la difesa dei migranti da parte della Chiesa non è una novità, ma con Bergoglio è in corso un salto di qualità, ed è qui che emerge lo scarto compiuto dalla Chiesa di Roma nel conclave del 2013 con un capovolgimento di priorità che ha molto da insegnare alla politica.

CRITICHE PER LA LAVANDA DEI PIEDI

Francesco l’argentino, proveniente dall’emisfero Sud del mondo, il figlio di emigranti italiani tornato a Roma da papa, illumina l’umanità “degli scartati”, ne afferma la centralità e anche la priorità cristiana in ambito umanitario e politico. Per questo Matteo Salvini contestò al papa addirittura la cerimonia della lavanda dei piedi del 2016, celebrata nel centro d’accoglienza di Castelnuovo di Porto, vicino a Roma. «Francesco sceglie i clandestini», è stata la rovente accusa; un riconoscimento, probabilmente, per il papa.

Marine Le Pen

Marine Le Pen, leader del Front national francese

Di recente diversi esponenti del Front national hanno attaccato Bergoglio. «La Chiesa cattolica è disconnessa dalla realtà, in nome dell’accoglienza verso gli altri respinge noi. Oggi è rappresentata da vescovi politici, che sono avversari della fede», ha detto Gilbert Collard, intellettuale e parlamentare lepenista, mentre i vertici del partito accusano l’episcopato di fare politica e di volersi sostituire ai partiti. Salvini, nel settembre 2016, ha rimproverato al Santo padre di aver riempito la Chiesa di imam e ha aggiunto: «Benedetto XVI è il mio papa». E tuttavia le parole di Ratzinger sull’immigrazione erano altrettanto chiare di quelle di Francesco.

ACCUSE PER IL DOPO ROUEN

Fra le cose che però non sono piaciute ai partiti populisti c’è stata la reazione della Santa sede all’assassinio del prete Jacques Hamel, vicino Rouen, nel luglio 2016. «Il fondamentalismo islamico ha colpito in Chiesa», è stato il grido di protesta. Ma appunto padre Hamel era davvero un martire scomodo: amico delle comunità musulmane e uomo del dialogo, e per questo ricordato anche e in modo clamoroso, pubblico, dai musulmani di Francia; fece scalpore la loro partecipazione massiccia ai funerali nella cattedrale di Rouen (con gli imam in Chiesa), un rifiuto senza precedenti dell’estremismo.

Se uno si dice cristiano

e poi caccia il rifugiato, l’affamato,

l’assetato, chi ha bisogno,

allora è un ipocrita

Papa Francesco 

                                                       

Di certo se la partita della religione-identità o dell’ideologia politica, della fede come collante nazionale, si gioca su vari fronti e su diverse sponde del Mediterraneo, la Chiesa di Roma – da quando Giovanni Paolo II diede vita al primo incontro interreligioso di Assisi nel 1986 – a questa opzione si è sempre opposta. E ancor di più si intensifica un simile percorso con papa Francesco. La radicalità del Vangelo è la linea che segue il pontefice, e lungo questo crinale incontra non pochi avversari che però hanno il limite di voler credere più nell’istituzione che nella Rivelazione.

CRISTIANI IN CONTRADDIZIONE

A costoro il papa, nell’ottobre del 2016, ha risposto in modo netto: «Se uno si dice cristiano e poi caccia il rifugiato, l’affamato, l’assetato, chi ha bisogno, allora è un ipocrita. C’è una contraddizione in quelli che vogliono difendere il cristianesimo in Occidente e poi sono contro i rifugiati e le altre religioni». Le distanze non potrebbero essere più grandi.

Papa Migranti

Papa Francesco visita i migranti dell’isola di Lesbo, in Grecia

Il conflitto è dunque evidente, e destinato ad alimentare sia una polemica fatta di slogan e accuse tutto sommato superficiali sia una più reale discussione su temi chiave: società cosmopolite, diritti e doveri, identità e nazionalismi. A questa miscela già così densa Francesco aggiunge un altro elemento: la sottolineatura delle ragioni sociali e politiche dell’immigrazione. Il papa del Sud del mondo chiede infatti alla comunità internazionale di guardare alle guerre, alle sofferenze delle popolazioni, ai barconi affondati più che ai respingimenti. O meglio di mettere mano alle cause per rimuovere gli effetti e quindi le conseguenze in ‘casa nostra’.

COL CUORE NELLE “MANGIATOIE DI DIGNITÀ”

Per questo le sue parole, come quelle pronunciate in occasione della messa di Natale, risultano così urticanti: «Lasciamoci interpellare dal Bambino nella mangiatoia», ha scandito Francesco, «ma lasciamoci interpellare anche dai bambini che, oggi, non sono adagiati in una culla e accarezzati dall’affetto di una madre e di un padre, ma giacciono nelle squallide “mangiatoie di dignità”: nel rifugio sotterraneo per scampare ai bombardamenti, sul marciapiede di una grande città, sul fondo di un barcone sovraccarico di migranti».

IN ATTESA DI UNA RIFORMA DELLA CHIESA

Di certo l’insieme di problemi posti dal papa non solo rientra in una più generale riforma della Chiesa, o meglio di rimessa in moto del Concilio Vaticano II, ma tocca ferite aperte del mondo contemporaneo, intervenendo nel dibattito pubblico di questo periodo e dei prossimi anni.