in Vaticano ci sono dei cardinali che vogliono la morte di papa Francesco

attacco alla Curia e al prelato Balda

“sono finita nei guai per uno squallido gioco di potere tra cardinali”

la pr Francesca Chaouqui parla di una vera e propria guerra tra alti prelati all’ombra del Cupolone

di giacomo galeazzi e ilario lombardo
l’intervista a Francesca Chaouqui è durata un’ora, durante la quale ha risposto a molte domande
per ovvie ragioni di spazio è stata fatta una selezione per l’edizione cartacea della Stampa, del 12/12/2016

 

«Sono nei guai per uno squallido gioco di potere di cardinali. Chi ha armato la mano contro di me è un nemico del Papa, ho fornito le prove alla Gendarmeria». Per Francesca Immacolata Chaouqui, imputata col prelato Vallejo Balda nel processo Vatileaks «molti in Vaticano vogliono morto Francesco. Me lo ha detto un cardinale: Il Santo Padre passa, la Curia resta».  

 

Quale è il suo ruolo nel processo?  

«Mi vengono contestati l’associazione a delinquere e la diffusione di documenti riservati. Ma la mia vicinanza a Balda era dovuta al lavoro in comune nella commissione Cosea. Mai dato carte a nessuno».  

Cosa sta accadendo in Curia?  

«È una fase decisiva nella riforma. La segreteria per l’economia è operativa ma è inammissibile che l’australiano Danny Casey, il braccio destro del cardinale George Pell, guadagni 5 volte più del capo della Gendarmeria che comanda 200 persone. Nel nuovo dicastero ci sono stipendi mai visti prima in Vaticano».  

Come mai una giovane pr trentenne senza competenze specifiche finisce in una commissione finanziaria?  

«Ho curato le relazioni esterne dei principali studi legali. Mai sentita inadeguata, so analizzare i bilanci di banche e imprese, dalle Srl alle quotate. Sono stata io ad individuare la McKinsey per unificare in Curia gli enti di comunicazione, mentre altri 5 membri della commissione si preoccupavano di ricollocarsi in Curia. Io non ho fatto assumere figli o fratelli alla McKinsey. De Franssu è andato a presiedere lo Ior e ha piazzato il figlio a Promontory, che controlla i conti della banca».  

Il nuovo corso non funziona?  

«Il Vaticano non è quella fogna che si pensava di dover ripulire. C’è tanta gente onesta che fa il suo lavoro: non accetta che un comitato di polizia australiano vada in casa a dire che sono tutti ladri e poi guadagni stipendi esorbitanti».  

Chi l’ha voluta in Curia?  

«Non lo so e neppure il Papa lo sa. Mi telefonò l’assessore della Segreteria di Stato, Peter Wells. Ho fatto un errore ad accettare. Credevo di svolgere un servizio al Papa e mi sono ritrovata in gravi guai».  

Quanto conta adesso lo Ior?  

«Resta un ente fondamentale: garantisce la libertà di mandare soldi alle missioni e di gestire il patrimonio. È la banca centrale del Vaticano e per il 90% lì le cose sono pulite, sane. La nomina al vertice di Gianfranco Mammì fa ben sperare. La questione di conti dei laici si risolverà, i controllori di Moneyval hanno dato parere positivo. Sotto la direzione dei cardinali Abril, Parolin, Tauran lo Ior che esisteva prima non esisterà più».  

Suo marito ha mai lavorato per una società che è stata pagata dallo Ior o dal Vaticano per consulenze sui sistemi informatici?  

«Mai». 

Quali sono i suoi rapporti con Luigi Bisignani?  

«Lo conosco da un anno e mezzo, ma non abbiamo mai parlato di Vaticano, solo di politica, Generali, attualità. E’ associato al Vaticano come tanti, ma ciò non lo rende impresentabile. Mai lavorato con lui. Non gli ho chiesto favori e lui non ne ha chiesti a me. Una persona piacevole».  

Bisignani conosce la contessa Marisa Pinto, la sua mentore?  

«Sono amici. La contessa e il marito gli diedero il primo lavoro quando aveva 18 anni».  

Tra gli sponsor che l’hanno voluta in Vaticano c’è Tauran?  

«Non ne ho la minima idea». 

Tauran è legato alla contessa?  

«Sono dietrologie. È una menzogna di Balda che il cardinale Tauran mi abbia segnalato in Vaticano. Alla contessa voglio bene ma non c’entra nulla con incarichi di lavoro o in Curia».  

E la Ernst & Young dove lei lavorava? Ha avuto rapporti con la contessa?  

«Nel natale 2012 all’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede ha patrocinato un concerto della fondazione “Messaggeri della pace” presieduta dalla Pinto».  

Perché a Balda assegnò lo stesso autista della contessa?  

«Conoscevo Pietro Grillo: fa questo mestiere per vari personaggi. Lo indicai a Balda quando le sue frequentazioni diventarono poco raccomandabili. In Curia erano già arrivate voci di suoi strani viaggi e di un pernottamento a Torino in un hotel di lusso. Non volevo che andasse a cena sul mare da solo con i maschi. Vedevo sfumare l’investimento professionale e di relazione che avevo fatto su di lui. Gli avevo consigliato di avere dei costumi più consoni alla vita di un prelato».  

Molte delle testimonianze, anche fotografiche, però dimostrerebbero che era lei a consigliargli un “nuovo stile di vita”?  

«Quando era mio amico non faceva vita mondana. Certo, gli ho presentato varie persone tra le quali la stessa manager tv Elena Metti» 

Aveva il suo personal shopper?  

«Il personal shopper era il mio in quanto donna e pr. Ho il mio parrucchiere. Un giorno Balda lo ha conosciuto, ha iniziato a frequentare il suo salone e ci ha portato la mamma. Poi ha deciso di fare con lui un percorso di styling, perché voleva cambiare la sua immagine. Stesso motivo con il personal trainer. Diceva di sentirsi insoddisfatto di quei vestiti che cominciavano ad andargli stretti». 

Ha fatto sesso con Balda?  

«Non mi è mai passato per la mente. Gli serviva un episodio scatenante per giustificare un ricatto e per inventarsi un motivo che lo avrebbe indotto a consegnare i documenti segreti. Così può dire che io l’ho raccontato ai due giornalisti (Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, coimputati nel processo, ndr) in modo che loro potessero fare pressione per farsi dare le carte».  

Lei ha detto che non avrebbe potuto fare sesso con lui perché non era interessato alle donne.  

«Fare sesso con lui è un’ipotesi inesistente, non perché non fosse interessato alle donne. Ma perché per me era un fratello, un amico, una persona con cui scherzare. Certo, in tutto il tempo che abbiamo trascorso insieme non ha mai fatto una battuta su una donna. Mentre su altro sì». 

Su altro?  

«Inutile scendere in pettegolezzi». 

Lei però gli inviò un sms per invitarlo ad avere rapporti sessuali con sua cugina Silvana, in Calabria, così, scrisse, «può anche essere salvato il patrimonio genetico».  

«Era uno scherzo. Diceva spesso vorrei tanto avere un figlio, aveva paura di restare solo. Diceva: “Che sarà della mia vita quando mia madre non ci sarà più”. Era una goliardata, una battuta di pulcinella. Non ha visto nessuna cugina». 

Perché, in un altro sms, gli dice di rivolgersi a Sgalla (Roberto, capo dei servizi speciali della Polizia), che, «ben conosci – scrive lei – e fatti dire i pianti di questi giorni quando mi hai detto dei fogli spostati»  

«Non ho nulla da riferire sulle persone che conosco. Non sono oggetto di conversazioni giornalistiche». 

Lei ci ha detto che non lo conosceva. E’ così?  

«Non ho intenzione di parlarne». 

Quando conosce Nuzzi?  

«Quando lo chiamai a presentare un libro per lo studio legale in cui io lavoravo. Da lì si è creata un’amicizia che non c’entra con il Vaticano» 

Lei scrisse un tweet in cui sosteneva che il maggiordomo Paolo Gabriele non fu il corvo del primo Vatileaks? Chi lo fu allora?  

«Allora era una impressione. Ora ho le prove, perché le ho ricostruite in Vaticano, ma non posso parlarne. Fu usato per lotte di potere tra cardinali». 

Conosceva Gabriele?  

«Mai incontrato, né prima né dopo». 

C’è un legame tra Vatileaks e le dimissioni di Ratzinger?  

«Vatileaks 1 non c’entra con le dimissioni di Benedetto».  

Chi considera i suoi nemici?  

«Oggi, attraverso veline ai giornali, i miei nemici sono gli stessi che hanno attaccato il prelato dello Ior, Battista Ricca. I giornalisti sono strumenti, dietro ci sono mandanti che non perdonano a Francesco di aver fatto nomine prescindendo dalle gerarchie della Segreteria di Stato. Sono gli stessi interni che sperano che papa Bergoglio muoia da un giorno all’altro».  

C’è dietro un cardinale?  

«Ne ho riferito a Francesco e ho consegnato le prove alla Gendarmeria. Ho agito solo per amore del Papa. In Vaticano ho lavorato gratis e non mai fatto da intermediaria con la politica. Conoscevo già tutti».  

Perché allora il Papa dice di aver commesso un errore a nominare lei in Cosea?  

«Non mi sento offesa. Sono d’accordo con lui: c’è chi si è fatto nominare in una commissione per poi entrare nel vertice del più importante ente controllato, lo Ior». 

Lei accusa il vaticanista del Giornale Fabio Marchese Ragona di aver falsificato i tweet imbarazzanti del suo profilo datati 2013 contro il Segretario di Stato vaticano Bertone, l’ex ministro dell’Economia Tremonti…  

«I miei nemici sono gli stessi che armarono la mano di Ragona quando impacchettò la storia dei tweet falsi per la quale ora sono indagata a Roma». 

L ei ha detto che lo aveva denunciato, ma non è andata così…  

«Non l’ho denunciato per pietà e per un fatto pratico. Guadagna mille euro al mese, che cosa avrei potuto levargli?»  

Ha detto che erano stati gli hacker a intrufolarsi nel suo computer.  

«Nessuna intrusione, hanno usato Photoshop. Quanto ci vuole a costruire un coso falso?» 

Sallusti ha verificato che erano veri.  

«Sallusti facesse bene a tacere perché non ha verificato niente».  

Uno degli indagati dalla procura di Roma assieme a lei è Sauro Moretti che chiamò Ragona per convincerlo a non scrivere più. E’ andata così?  

«Accade questo: chiamo Vittorio Sgarbi che mi dice che il suo braccio destro Sauro Moretti conosce tutti al Giornale, vediamo se può darci una mano. Allora io chiamo Moretti. Lui mi dà il numero di Sallusti. Chiamo Sallusti, ma lui dice che è al mare. Ricordiamo che il pezzo esce il 10 agosto 2013, poco dopo la mia nomina in Cosea. Sallusti mi rimanda al vicedirettore. Le risposte che mi danno non mi convincono e io mi incavolo di più. Perché anche io ho dei limiti sui quali lavoro da tempo: sono incazzosa e aggressiva. Comunque, chiamo Paolo Berlusconi (altro indagato, ndr): mi promette che avrebbe verificato e qualora ci fossero state irregolarità queste sarebbero state sanate. Da quel momento si crea un bel dialogo con Paolo che non ha niente a che vedere con la Santa Sede. Perché posso assicurarvi che alla famiglia Berlusconi non gliene è mai fregato niente del Vaticano. Mi è stato promesso che Ragona non avrebbe più scritto falsità sul mio conto. E così è stato: non ha più scritto falsità. Ha continuato a scrivere sul Giornale e ad apparire su Sky, purtroppo. Dico purtroppo perché meritava di essere radiato dall’albo». 

Però non lo ha denunciato.  

«Ho fatto la visura su questa povero disgraziato e dopo aver visto che è un nullatenente che guadagna al massimo 1.100 euro al mese, ho detto vabbè offriamo questa sofferenza a Dio e andiamo avanti». 

Quale è il suo rapporto con Mario Benotti, indagato con lei a Roma per associazione a delinquere finalizzata all’accesso informativo abusivo.  

«E’ un caro amico, niente di più. E’ coinvolto in questa vicenda perché io e mio marito, indagato anche lui per intrusione informatica, abbiamo avuto pietà del difficile momento che stava vivendo con la compagna, perché la figlia della compagna era stata affidata al suo ex marito e gli avevano riferito che la piccola veniva trattata male. Benotti mi chiese la cortesia di far fare a mio marito una verifica sui profili social del padre per vedere se ci fossero degli elementi, poiché loro ritenevano che potessero esserci delle cose imbarazzanti nel passato di questa persona, non consone a un padre di famiglia. In questo caso sarebbero confluite nel fascicolo del giudice del Tribunale dei Minori affinché la bambina fosse tolta al papà e affidata alla mamma. Nessuna intrusione informatica. Mio marito ha solo fatto una verifica sul profilo Facebook». 

Perché per una semplice verifica Benotti si rivolge a un esperto informatico?  

«Non si rivolge a un esperto ma a un amico». 

Lei voleva portare Benotti come teste nel processo in Vaticano?  

«Beh è il teste di Balda. Ma non ne ho capito il motivo». 

Non è molto chiara la vicenda dei genitori del premier Matteo Renzi. Lei li ha portati a Santa Marta ed è stato scritto che il Papa, venuto a sapere che voleva fare incontrare loro con lui, è rimasto nella sua stanza.  

«Erano in udienza e dopo la fine dell’udienza, abbiamo fatto un giro per la basilica di San Pietro, alla Cappella Sistina e poi li ho portati a Santa Marta perché lì c’è un refettorio. Non c’era nessuna intenzione di far incontrare i genitori di Renzi e il Papa. Non avrebbero bisogno delle mie imboscate, se volessero incontrarlo. Si fa richiesta alla Prefettura della casa pontificia. Non faccio l’intermediaria di incontri per nessuno».  

Lei ha mai fatto da intermediaria tra il Vaticano e la politica?  

«Lavoro solo per chi mi paga». 

E’ vero che si era messa a disposizione di Maria Rosaria Rossi, senatrice di Fi molto vicina a Berlusconi? Lo sostiene la senatrice.  

«Con la Rossi c’è stata una chiacchierata poiché condivido il lavoro che sta facendo. E le ho detto semplicemente che avrebbero potuto contare su di me e sul mio lavoro di comunicatore. Il Vaticano non è stato oggetto della nostra chiacchierata». 

Che legami ha con gli uomini più vicini al premier, per esempio Marco Carrai che era presente sulla terrazza del dicastero vaticano nel noto party durante la canonizzazione dei due papi?  

«I miei rapporti personali e privati sono affari miei e non devo darne conto a nessuno». 

Ha però confermato di essere amica di Carrai. Inoltre, fa riferimento a lui in un messaggio a Balda, quando lo accusa di aver «messo in mezzo tutto il mondo».  

«Dopo che abbiamo litigato Balda ha iniziato a chiamare a raffica tutti, non so se ha chiamato pure Carrai. Altre persone mi hanno telefonato per dirmi che parlava male di me». 

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