papa Francesco agli indios: “perdonate la nostra arrogante cultura dello scarto”

papa Francesco chiede perdono agli indios
“esclusi e spogliati dalle proprie terre”

“molte volte, in modo sistematico e strutturale, i vostri popoli sono stati incompresi ed esclusi dalla società. Alcuni hanno considerato inferiori i loro valori, la loro cultura e le loro tradizioni. Altri, ammaliati dal potere, dal denaro e dalle leggi del mercato, lo hanno spogliati delle loro terre o hanno realizzato opere che le inquinavano. Che tristezza! Quanto farebbe bene a tutti noi fare un esame di coscienza e imparare a dire: perdono! Il mondo di oggi, spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi!

Ilaria Solaini

Un’accoglienza entusiasta è stata riservata a Papa Francesco nel suo giro in “papamobile” tra gli oltre centomila fedeli presenti nel Centro sportivo municipale a San Cristobal de Las Casas, dove Papa Francesco ha celebrato la Messa con le comunità indigene. Si sono ascoltati i canti e le letture della liturgia nelle lingue autoctone della zona.

La folla lo ha acclamato senza sosta – “Bienvenido papa Francisco!” – mentre lui dall’auto, accompagnato dal vescovo locale monsignor Felipe Arizmendi Esquivel con indosso un poncho colorato, dispensava saluti e benedizioni, fermandosi continuamente a baciare bambini che gli venivano avvicinati dagli uomini della sicurezza. “Benvenuto il Papa della pace! – ripetevano in coro i presenti insieme allo speaker – Benvenuto il Papa della giustizia! Benvenuto il papa dei poveri!”. “Viva il popolo maya”, si è anche gridato.LapresseFo_49876164.jpg
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Un momento di forte intensità e commozione si è avuto alla “supplica” dei fedeli pronunciata in lingua locale da un rappresentante indio con toni incalzanti e di profonda emozione, quasi piangendo, sui drammi subiti dalla propria gente. Durante la “supplica” i tanti indios presenti alla messa ascoltavano a capo chino, in ginocchio, con le mani sul viso o sul capo. Il Papa ha ascoltato, a sua volta, in assorto raccoglimento.
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Come si è rivolto e cosa ha detto Papa Francesco alle comunità indigene?
Il Papa si è soffermato a lungo sulla profezia biblica, secondo cui “l’alba sopraggiunge per i popoli che più volte hanno camminato nelle diverse tenebre della storia”.
“In questa espressione – ha spiegato – c’è un anelito a vivere in libertà, un anelito che ha il sapore di terra promessa, dove l’oppressione, il maltrattamento e la degradazione non siano la moneta corrente. Nel cuore dell’uomo e nella memoria di molti dei nostri popoli è inscritto l’anelito a una terra, a un tempo in cui il disprezzo sia superato dalla fraternità, l’ingiustizia sia vinta dalla solidarietà e la violenza sia cancellata dalla pace”.

“Il nostro Padre – ha assicurato Francesco – non solo condivide questo anelito: Egli stesso lo ha suscitato e lo suscita donandoci il suo Figlio Gesù Cristo. In Lui troviamo la solidarietà del Padre che cammina al nostro fianco. In Lui vediamo come quella legge perfetta prende carne, prende volto, prende la storia per accompagnare e sostenere il suo Popolo; si fa Via, si fa Verità, si fa Vita affinchè le tenebre non abbiano l’ultima parola e l’alba non cessi di venire sulla vita dei suoi figli”.

“In molte forme e molti modi – ha denunciato con forza il Papa – si è voluto far tacere e cancellare questo anelito, in molti modi hanno cercato di anestetizzarci l’anima, in molte forme hanno preteso di mandare in letargo e addormentare la vita dei nostri bambini e giovani con l’insinuazione che niente può cambiare o che sono sogni impossibili”.

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Papa Francesco davanti a 100mila indios ha richiamato i temi dell’Enciclica Laudato Si’ e ha citato il Documento di Aparecida
“Non possiamo più far finta di niente di fronte a una delle maggiori crisi ambientali della storia. In questo voi avete molto da insegnarci”.
“I vostri popoli sanno relazionarsi armonicamente con la natura, che rispettano come ‘fonte di nutrimento, casa comune e altare del condividere umano’.

Tuttavia, molte volte, in modo sistematico e strutturale, i vostri popoli sono stati incompresi ed esclusi dalla società. Alcuni hanno considerato inferiori i loro valori, la loro cultura e le loro tradizioni. Altri, ammaliati dal potere, dal denaro e dalle leggi del mercato, lo hanno spogliati delle loro terre o hanno realizzato opere che le inquinavano. Che tristezza! Quanto farebbe bene a tutti noi fare un esame di coscienza e imparare a dire: perdono! Il mondo di oggi, spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi!”.

no alla ‘cultura dello scarto’

 

il mondo visto da Papa Francesco: no alla cultura dello scarto

dalla strage a Charlie Hebdo alla Nigeria, dal disgelo Usa-Cuba alle politiche migratorie

ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images

papa Francesco 
“C’è un’indole del rifiuto che ci accomuna, che induce a non guardare al prossimo come ad un fratello da accogliere, ma a lasciarlo fuori dal nostro personale orizzonte di vita, a trasformarlo piuttosto in un concorrente, in un suddito da dominare”. Così il Papa nel discorso al Corpo diplomatico, a proposito di quello che ha definito il cuore indurito dell’umanità. “Si tratta di una mentalità – ha sottolineato – che genera quella cultura dello scarto che non risparmia niente e nessuno: dalle creature, agli esseri umani e perfino a Dio stesso. Da essa nasce un’umanità ferita e continuamente lacerata da tensioni e conflitti di ogni sorta… Constatiamo con dolore le conseguenze drammatiche di questa mentalità del rifiuto e della “cultura dell’asservimento” nel continuo dilagare dei conflitti”.
“Come una vera e propria guerra mondiale combattuta a pezzi – ha aggiunto – essi toccano, seppure con forme e intensità diverse, varie zone del pianeta”.

La strage di Charlie Hebdo

La “tragica strage avvenuta a Parigi alcuni giorni fa”, ha detto il Papa, nasce da “una cultura che rigetta l’altro, recide i legami più intimi e veri, finendo per sciogliere e disgregare tutta quanta la società e per generare violenza e morte”

La situazione in Ucraina

La “vicina Ucraina” è “divenuta drammatico teatro di scontro e per la quale auspico che, attraverso il dialogo, si consolidino gli sforzi in atto per fare cessare le ostilità, e le parti coinvolte intraprendano quanto prima, in un rinnovato spirito di rispetto della legalità internazionale, un sincero cammino di fiducia reciproca e di riconciliazione fraterna che permetta di superare l’attuale crisi”.

La strage dei bimbi in Pakistan

Ricordando nel suo discorso al Corpo diplomatico il re Erode che “fa uccidere tutti gli infanti di Betlemme”, papa Francesco ha detto che “il pensiero corre subito al Pakistan, dove un mese fa oltre cento bambini sono stati trucidati con inaudita ferocia. Alle loro famiglie – ha aggiunto – desidero rinnovare il mio personale cordoglio e l’assicurazione della mia preghiera per i tanti innocenti che hanno perso la vita”

Israele e Palestina

In Medio Oriente è necessario “possa riprendere il negoziato fra le due Parti, inteso a far cessare le violenze e a giungere ad una soluzione che permetta tanto al popolo palestinese che a quello israeliano di vivere finalmente in pace, entro confini chiaramente stabiliti e riconosciuti internazionalmente, così che la soluzione di due Stati diventi effettiva”.

Il Fondamentalismo religioso

“Il fondamentalismo religioso, prima ancora di scartare gli esseri umani perpetrando orrendi massacri, rifiuta Dio stesso, relegandolo a un mero pretesto ideologico” ha detto il Papa parlando dei “risvolti agghiaccianti” per il dilagare del terrorismo di matrice fondamentalista in Siria ed in Iraq. “Tale fenomeno – ha detto – è’ conseguenza della cultura dello scarto applicata a Dio. Un Medio Oriente senza cristiani sarebbe un Medio Oriente sfigurato e mutilato!”.

E ancora: “Con una lettera inviata poco prima di Natale ho personalmente inteso manifestare la mia vicinanza e assicurare la mia preghiera a tutte le comunità cristiane del Medio Oriente, che offrono una preziosa testimonianza di fede e di coraggio, svolgendo un ruolo fondamentale come artefici di pace, di riconciliazione e di sviluppo nelle rispettive societa’ civili di appartenenza”.

Di fronte alla “ingiusta aggressione”, che colpisce i cristiani e altri gruppi etnici e religiosi in Siria e Iraq, “occorre una risposta unanime che, nel quadro del diritto internazionale, fermi il dilagare delle violenze, ristabilisca la concordia e risani le profonde ferite che il succedersi dei conflitti ha provocato. In questa sede – ha detto Francesco nel suo discorso al Corpo diplomatico – faccio perciò appello all’intera comunità internazionale, così come ai singoli Governi interessati, perchè assumano iniziative concrete per la pace e in difesa di quanti soffrono le conseguenze della guerra e della persecuzione e sono costretti a lasciare le proprie case e la loro patria”.

Le brutalità in Nigeria

Tra le “forme di brutalità che non di rado mietono vittime fra i più piccoli e gli indifesi” ci sono quelle che riguardano la Nigeria, “dove non cessano le violenze che colpiscono indiscriminatamente la popolazione, ed è in continua crescita il tragico fenomeno dei sequestri di persone, sovente di giovani ragazze rapite per essere fatte oggetto di mercimonio. È un esecrabile commercio che non può continuare! Una piaga che occorre sradicare” ha aggiunto. Il Papa ha detto poi di guardare “con apprensione ai non pochi conflitti di carattere civile che interessano altre parti dell’Africa, a partire dalla Libia, lacerata da una lunga guerra intestina che causa indicibili sofferenze tra la popolazione e ha gravi ripercussioni sui delicati equilibri della Regione”.

E ha ricordato anche le drammatiche situazioni nella Repubblica Centroafricana, in Sud Sudan e in alcune regioni del Sudan, del Corno d’Africa e della Repubblica Democratica del Congo. “Auspico pertanto – ha detto – un impegno comune dei singoli governi e della comunità internazionale affinchè si ponga fine ad ogni sorta di lotta, di odio e di violenza e ci si impegni in favore della riconciliazione, della pace e della difesa della dignità trascendente della persona”.

Il nuovo atteggiamento per migranti e profughi

“È necessario un cambio di atteggiamento” nei confronti dei migranti e dei profughi, “per passare dal disinteresse e dalla paura ad una sincera accettazione dell’altro… Giunti spesso senza documenti in terre sconosciute di cui non parlano la lingua, è difficile per i migranti venire accolti e trovare lavoro. Oltre alle incertezze della fuga, essi sono costretti ad affrontare anche il dramma del rifiuto”, ha sottolineato il Pontefice. “Quante persone perdono la vita in viaggi disumani, sottoposte alle angherie di veri e propri aguzzini avidi di denaro?” ha anche detto Francesco. “Nel ringraziare quanti, anche al costo della vita – ha proseguito – si adoperano per portare soccorso ai rifugiati e ai migranti, esorto tanto gli Stati quanto le Organizzazioni internazionali ad agire con impegno per risolvere tali gravi situazioni umanitarie e a fornire ai Paesi di origine dei migranti aiuti per favorirne lo sviluppo socio-politico e il superamento dei conflitti interni, che sono la causa principale di tale fenomeno… È necessario agire sulle cause e non solo sugli effetti – ha aggiunto il Papa – peraltro, ciò consentirà ai migranti di tornare un giorno nella propria patria e contribuire alla sua crescita e al suo sviluppo”

L’Asia

“Questa sera stessa avrò la gioia di ripartire per l’Asia, per visitare lo Sri Lanka e le Filippine e così testimoniare l’attenzione e la sollecitudine pastorale con cui seguo le vicende dei popoli di quel vasto continente” ha detto Papa Francesco. “A loro e ai loro Governi desidero manifestare, ancora una volta, l’anelito della Santa Sede a offrire il proprio contributo di servizio al bene comune, all’armonia e alla concordia sociale… In particolare, auspico una ripresa del dialogo fra le due Coree, che sono Paesi fratelli che parlano la stessa lingua”

Usa-Cuba

“Un esempio a me molto caro di come il dialogo possa davvero edificare e costruire ponti viene dalla recente decisione degli Stati Uniti d’America e di Cuba di porre fine ad un silenzio reciproco durato oltre mezzo secolo e di riavvicinarsi per il bene dei rispettivi cittadini” ha sottolineato Papa Francesco, che è stato parte attiva nel negoziato tra i due Paesi. Papa Francesco accoglie “con soddisfazione la volontà degli Stati Uniti di chiudere definitivamente il carcere di Guantanamo, rilevando la generosa disponibilità di alcuni Paesi ad accogliere i detenuti”.

La dignità del lavoro

“Non esiste peggiore povertà di quella che priva del lavoro e della dignità del lavoro e che rende il lavoro una forma di schiavitù” ha detto papa Francesco nel discorso al Corpo diplomatico, parlando dei tanti “esiliati nascosti” che “vivono all’interno delle nostre case e delle nostre famiglie”, tra cui gli anziani, i disabili, i giovani, della “piaga sempre più estesa della disoccupazione giovanile e del lavoro nero” e del “dramma di tanti lavoratori, specialmente bambini, sfrittati per avidità. Tutto ciò – ha aggiunto Bergoglio – è contrario alla dignità umana e deriva da una mentalità che pone al centro il denaro, i benefici e i profitti economici a scapito dell’uomo stesso.

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