p. Maggi e p. Pagola commentano il vangelo

p. Maggi

GESU’ DIGIUNA PER QUARANTA GIORNI NEL DESERTO ED E’ TENTATO

commento di p. Alberto Maggi al vangelo della prima domenica di quaresima (9 marzo 2014)

Mt 4,1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

La prima domenica di quaresima si apre con il vangelo di Matteo che presenta le tentazioni del Cristo. Sono tre tentazioni. Il numero tre significa quello che è completo, quello che è definitivo. Quello che adesso leggeremo non è un episodio dell’esistenza di Gesù, ma l’evangelista vuol farci comprendere che in tutta la vita Gesù fu sottoposto a queste tentazioni, o a queste seduzioni. Ma vediamo cosa ci dice l’evangelista. “Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo”. Con il termine “allora”, l’evangelista allaccia questo episodio a quello che lo precede, il battesimo di Gesù, quando Gesù ha ricevuto lo Spirito del Padre, il Padre lo riconosce come suo figlio perché Gesù manifesta il suo desiderio, il suo impegno di renderlo presente come amore per l’umanità. Conseguenza di questo impegno di Gesù, lo Spirito conduce Gesù nel deserto. Il termine deserto” richiama almeno tre cose:  l’esodo, la liberazione del popolo dalla schiavitù egiziana – Durante questo esodo ci fu un periodo di tentazioni e prove alle quali Dio sottopose il suo popolo. – il deserto era anche il luogo dove si radunavano tutti quelli che volevano conquistare il potere, con delle sommosse, con delle rivolte. “Per essere tentato dal diavolo”. Il verbo “tentare” nel vangelo è applicato ai farisei, ai sadducei, ai dottori della legge nella controversia con Gesù, e Gesù, ad ognuna di queste tentazioni, i farisei, i sadducei, i dottori della legge, risponde con citazioni della scrittura, esattamente come l’evangelista ci anticipa qua. Il termine “tentazione” ha una connotazione negativa; in realtà il diavolo – come vedremo – non tenta Gesù affinché compia qualcosa di negativo o azioni peccaminose. Nulla di tutto questo. Il diavolo non si presenta come un nemico, come un rivale di Gesù, ma come un suo alleato che lo vuole aiutare nella realizzazione del suo programma. Pertanto, più che di tentazioni, dovremmo parlare di seduzioni del diavolo. Il diavolo appare soltanto in questo episodio in tutto il vangelo di Matteo. “Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti”, l’evangelista ci tiene a sottolineare che quello di Gesù non è il digiuno religioso che serviva per ottenere il perdono o la benevolenza da parte del Signore. Il digiuno religioso iniziava all’alba e terminava al tramonto; il fatto che l’evangelista sottolinei che ha digiunato quaranta giorni e quaranta notti, significa che non è un digiuno religioso.

E’ una prova di forza come quella che ha fatto Mosè prima di ricevere le tavole dell’alleanza. “Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: “Se tu sei il figlio di Dio»”.  Il tentatore non mette in dubbio la figliolanza divina di Gesù, che nel battesimo è stata confermata dalla voce del Padre che ha detto: “Tu sei mio figlio”, questa espressione del tentatore “Se tu sei il figlio di Dio”, quindi non è un dubbio, ma significa “giacché sei figlio di Dio”, giacché sei figlio di Dio usa le tue capacità a tuo vantaggio. Infatti, «Dì che queste pietre diventino pane»”. La prima tentazione è usare le proprie capacità per il proprio vantaggio. Ma Gesù non userà le proprie capacità a proprio vantaggio, ma per il vantaggio degli altri. Sarà Gesù che si farà lui pane per gli altri. E Gesù risponde: «Sta scritto: ‘Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio’ »”. Queste tre tentazioni si rifanno a tre episodi conosciuti nel libro dell’Esodo, tre prove alle quali Dio ha sottoposto il suo popolo nel deserto e questa è la prova della manna. Cosa vuol dire Gesù citando questo testo del libro del Deuteronomio, capitolo 8 versetto 3? Come i padri del deserto, ascoltando la parola, sono stati sfamati con la manna, tanto più il nuovo popolo, la nuova liberazione di Gesù, ascoltando la sua parola, sarà sfamato. Gesù non compirà un gesto prodigioso per sfamare la propria fame, ma la sua parola aiuterà quanti lo accolgono e quanti lo seguono a condividere il pane con gli affamati. “Allora il diavolo lo portò nella città santa”, cioè Gerusalemme, “lo pose sul punto più alto del tempio”. Perché questo particolare? Perché in un apocrifo, il IV Libro di Ezra, si pensava che il messia, che nessuno conosceva, si sarebbe manifestato improvvisamente apparendo nel punto più alto del tempio, nel pinnacolo. Quindi è l’aspettativa del popolo. Allora il diavolo, che si mostra come aiutante di Gesù, dice “Fai quello che il popolo s’attende, fai quello che il popolo desidera, anzi dagli un tocco di più”. E gli dice per la seconda volta: «Se tu sei figlio di Dio»”, cioè “giacché sei figlio di Dio”, “«Gettati giù»”, cioè mostrati come la gente aspetta nel punto più alto del tempio, ma dai un tocco di forza straordinario che faccia comprendere che tu sei veramente il figlio di Dio. “Gettati giù”, e poi il diavolo cita il salmo. In questa contrapposizione tra botta e risposta attraverso citazioni scritturistiche, l’evangelista ci vuol far comprendere che appunto non è un episodio quello che lui sta raccontando, ma in tutta la vita Gesù sarà contrastato dai farisei, dagli scribi, dagli anziani, che penseranno di avere la scrittura dalla loro parte per bloccare o per inibire l’azione di Gesù. E infatti cita il salmo 91, versetti 11-12, «Ai suo angeli darà ordini a tuo riguardo …»”, cioè sfida il Signore e poi fidati di lui. Questa tentazione la ritroveremo poi in bocca ai sommi sacerdoti, agli scribi e agli anziani, al momento della crocifissione di Gesù “ . Se sei il figlio di Dio”, giacché sei il figlio di Dio, “scendi dalla croce”, cioè manifesta un Dio di potere. Gesù rispose: «Sta scritto anche: ‘Non metterai alla prova il Signore  tuo’ »”. Anche questo è un brano della scrittura, il libro del Deuteronomio, capitolo 6 versetto 16, ed è l’episodio di Massa, una delle tentazioni del popolo nel deserto, quando il popolo si chiese “Ma Jahvè è in mezzo a noi, sì o no?” Quindi il popolo dubitò della presenza del Signore. Gesù ha piena fiducia nel Padre e non ha bisogno di invocare interventi esterni straordinari che confermino questa fiducia. “Di nuovo”, ecco qui la traduzione non esatta, perché qui dice, “Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo”, non ce l’ha mai portato, quindi non può essere tradotto con “di nuovo”. Il termine greco va tradotto esattamente con “questa volta”. Questa tentazione è diversa dalle altre, le due precedenti sono stati precedute dall’affermazione “Giacché sei il figlio di Dio”, se sei il figlio di Dio, quindi in conseguenza delle capacità e della potenza per essere figlio di Dio, per questa il diavolo non mette in ballo il fatto della figliolanza divina perché è una tentazione che è adatta ad ogni uomo. Allora “Questa volta il diavolo lo portò sopra un monte altissimo”. Perché il monte altissimo? Nell’antichità il monte era il luogo della residenza degli dei e indicava la condizione divina. Quindi il diavolo offre a Gesù di possedere la condizione divina. Va ricordato che, a quell’epoca, tutti quelli che detenevano un potere, avevano la condizione divina. Il faraone era un Dio, l’imperatore era figlio di Dio. Quindi tutti coloro che detenevano il potere avevano la condizione divina e il diavolo offre a Gesù la condizione divina. Come? “Gli mostrò tutti i regni e la loro gloria”, cioè la loro ricchezza, “e gli disse: «Tutte queste cose ti darò se,  gettandoti ai miei piedi, mi adorerai »”.  Cioè il diavolo propone a Gesù la condizione divina adorando  potere per dominare il mondo. “ Allora Gesù gli rispose: «Vattene satana!»Lo chiama satana, il nome ebraico. L’evangelista vuol far comprendere che queste sono le tentazioni che a Gesù vengono dal suo popolo. “«Sta scritto infatti: ‘Il Signore Dio tuo adorerai: a lui solo renderai culto’»”. Anche questa volta è una citazione della scrittura, dal libro del Deuteronomio, capitolo 6 versetto 13, dove il Signore mette in guardia il suo popolo dal pericolo dell’idolatria entrando nella terra di Cana. Per Gesù il potere è idolatria. Gesù è figlio di un Dio amore che si esprime attraverso il servizio, mentre il diavolo è immagine del potere che domina le persone. “ Allora il diavolo lo lasciò ed ecco gli angeli gli si avvicinarono e lo servivano”. Gesù ottiene la protezione degli angeli rifiutando la tentazione. Queste tentazioni di Gesù, come abbiamo detto all’inizio, non sono un episodio isolato della sua esistenza, ma l’evangelista ci anticipa tutto quello che accadrà per tutta la vita di Gesù, continuamente sedotto dal prendere il potere, perché era questo che il popolo si aspettava. E, quando il popolo s’accorgerà che Gesù non è un messia di potere, lo rifiuterà e lo ucciderà.

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LA NOSTRA GRANDE TENTAZIONE

commento al vangelo di p. Pagola
La scena de “le tentazioni di Gesù” è un racconto che non dobbiamo interpretare superficialmente. Le tentazioni che ci vengono descritte non sono propriamente di ordine morale. Il racconto sta facendoci notare che possiamo rovinare la nostra vita, se ci allontaniamo dalla strada che segue Gesù.
La prima tentazione è di importanza decisiva, perché può pervertire e corrompere la nostra vita alla radice. Apparentemente, a Gesù gli viene offerto qualcosa di innocuo e buono: mettere a Dio al servizio della sua fame. “Se sei Figlio di Dio, comanda che queste pietre si trasformino in pani.”
Tuttavia, Gesù reagisce in maniera rapida e sorprendente: “Non solo di pane vive l’uomo, bensì di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. non farà del suo proprio pane una cosa assoluta. Non metterà a Dio al servizio del suo proprio interesse, dimenticando il progetto del Padre. Cercherà sempre in primo luogo il regno di Dio e la sua giustizia. In ogni momento ascolterà la sua Parola.   Le nostre necessità non rimangono soddisfatte solo quando ci siamo  assicurati  il nostro pane. L’essere umano necessita ed anela molto di più, perfino, il riscattare dalla fame e dalla miseria quelli che non hanno pane. Noi dobbiamo ascoltare Dio, nostro Padre, e   svegliare nella nostra coscienza la fame di giustizia, la compassione e la solidarietà.   La nostra grande tentazione è oggi trasformare tutto in pane. Ridurre sempre di più l’orizzonte della nostra vita alla mera soddisfazione dei nostri desideri; ossessionarci sempre per un benessere maggiore o attaccarci al consumismo indiscriminato e senza limiti, fare di questo l’ideale quasi unico delle nostre vite.   Ci sbagliamo se pensiamo che tutto ciò è la strada da seguire verso il progresso e verso la liberazione. Non stiamo assistendo altro che ad una società che trascina le persone verso il consumismo senza limiti e verso l’auto-soddisfazione, e tutto ciò non fa altro che generare vuoto e insensibilità nelle persone, egoismo, assenza di solidarietà e irresponsabilità nella convivenza.
Perché tremiamo d’innanzi al fatto che continua ad aumentare in maniera tragica il numero di persone che si suicidano ogni giorno?   Perché seguiamo rinchiusi nel nostro falso benessere, alzando sempre di più barriere inumane affinché gli affamati non entrino nei nostri paesi, non arrivino fino alle nostre residenze né suonino alla nostra porta?   La chiamata di Gesù può aiutarci a prendere più coscienza che non solo di benessere vive l’uomo. L’essere umano deve anche coltivare lo spirito, conoscere l’amore e l’amicizia, sviluppare la solidarietà con chi soffre, ascoltare la propria coscienza con responsabilità, aprirsi al Mistero ultimo della vita con speranza.   Non solo di benessere vive l’uomo.
José Antonio Pagola

p.Maggi e p. Pagola commentano il vangelo della domanica

p. Maggi

NON PREOCCUPATEVI DEL DOMANI

commento al vangelo dell’ottava domenica del tempo ordinario  (2 marzo 2014)  di p. Alberto Maggi

Mt 6,24-34

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

In questo brano del vangelo di Matteo Gesù conferma quanto annunziato nelle beatitudini. Chi si prende del bene dell’altro e del benessere del proprio fratello, permetterà al Padre di prendersi cura di lui. Per questo il brano comincia dal capitolo 6, versetto 24 di Matteo, con l’avvertimento di Gesù “Non potete servire Dio e la ricchezza”.
Per ‘ricchezza’ adopera l’espressione aramaica Mamona, che indica il patrimonio, il capitale, cioè quello in cui l’uomo mette la propria fiducia. Mammona viene da una radice che è la stessa dalla quale viene poi fuori la parola Amen, cioè quello che è vero, quello che è sicuro. Ebbene l’uomo mette la sicurezza nei beni che ha accumulato.
Gesù invita a mettere la propria sicurezza non in quello che uno ha e trattiene per sé, ma in quello che uno dà e condivide con gli altri. Quindi Gesù invita a fare questa scelta. E, conferma Gesù, che se c’è questa scelta il Padre si prende cura dei suoi figli. Infatti, dice Gesù, “«Non preoccupatevi»”, e questo invito a non preoccuparsi verrà ripetuto per ben tre volte, e, secondo la tecnica letteraria degli evangelisti, significa qualcosa di completo, di definitivo, di sicuro.
Quindi Gesù invita a non preoccuparsi degli elementi essenziali della vita, quali sono il mangiare, il bere o il vestire, e porta degli esempi. Dice: “«Guardate gli uccelli del cielo»”. Perché fa proprio questo esempio degli uccelli del cielo? Perché erano ritenuti animali inutili e nocivi, animali per i quali il Signore non veniva benedetto. Addirittura nel vangelo di Luca si parla di corvi, che erano considerati animali impuri. Quindi gli elementi più inutili e insignificanti della creazione.
Ebbene, dice Gesù “«Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre»”. Questo di Gesù non è l’invito a un fatalismo in cui si attende che la provvidenza faccia tutto. No! Gesù dice “Se Dio nutre gli uccelli del cielo che non seminano, non mietono, né raccolgono, quanto più voi che seminate, mietete e raccogliete. Quindi non è un invito a non far nulla, ma ad impegnarsi attivamente senza preoccupazione.
E poi Gesù fa l’esempio che nessuno può allungare la propria vita oppure il vestito e poi dice: “«Osservate i fiori di campo»”. I fiori più comuni, quelli la cui durata era appena di un giorno. E Gesù assicura che “«neanche Salomone, con tutta la sua gloria»”, cioè la sua vanità, “«era vestito come uno di loro»”. Allora l’insegnamento di Gesù: “«Se Dio veste l’erba del campo, che dura appena un giorno, oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi …»”, e qui c’è il rimprovero di Gesù, “«.. gente di poca fede?»”
Poca fede non significa che si crede poco, ma mancanza di fiducia. Quindi Gesù invita alla piena fiducia. Se voi vi impegnate per il bene degli altri, il Padre si prenderà cura di voi, a tutto vantaggio degli uomini! Allora Gesù per la seconda volta dice: “Non preoccupatevi dunque dicendo: ‘Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?’»” e fa un paragone molto forte.
“«Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani»”, quelli che non credono nel Padre. Quindi se voi vi preoccupate per la vita, di quello che avete, ecc, siete come persone che non conoscono il Padre. E, assicura Gesù: “«Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno»”. L’assicurazione di Gesù è che al Padre non bisogna chiedere perché il Padre precede le richieste degli uomini, lui conosce i bisogni degli uomini, quindi l’azione del Padre precede sempre la richiesta del figlio.
Ed ecco l’invito finale. “«Cercate …»”, cioè adoperatevi, datevi da fare, “«… invece, anzitutto, il regno di Dio»”, cioè questa nuova comunità alternativa alla società, dove al posto dell’avere ci sia il condividere, al posto del comandare ci sia il servire, “«e la sua giustizia»”. Per giustizia si intende la fedeltà. Quindi Gesù invita alla fedeltà a quanto annunziato nelle beatitudini per creare una società alternativa. “«E tutte queste cose»”, quindi il mangiare, il bere e il vestire, “«vi saranno date»”, non nella misura in cui ne necessitate, ma “«in aggiunta»”. Dio non si lascia vincere in generosità e regala vita a chi comunica vita agli altri.
Ed ecco l’ultimo invito a non preoccuparsi, per la terza volta. “«Non preoccupatevi dunque del domani»”. E qui una vecchia traduzione faceva sorgere addirittura la preoccupazione; la vecchia traduzione era “perché il domani avrà le sue inquietudini”, cioè non  preoccupatevi per il domani perché ci sono già tanti guai oggi, chissà quelli di domani. Nulla di tutto questo. La traduzione, che è stata riportata esatta nell’ultima edizione è: “«Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso»”.
E’ la piena fiducia, la piena serenità. Come oggi avete sperimentato l’azione provvidenziale del Padre che si è preso cura di voi, anche domani questo accadrà. E conclude Gesù: “«A ciascun giorno basta la sua pena»”, cioè il problema, l’affanno, la preoccupazione, non devono essere proiettati nel futuro, ma ogni giorno il Signore risponde ai bisogni dei suoi figli.

croce

NO ALL’IDOLATRIA DEL DENARO

commento di p. Pagola

Il denaro, convertito in idolo assoluto, è per Gesù il maggiore nemico di un mondo più degno, giusto e solidale che egli vuole.
Già venti secoli fà il Profeta di Galilea denunciò in maniera rotonda che il culto al Denaro sarà sempre il maggiore ostacolo che troverà l’Umanità per progredire verso una convivenza più umana.   La logica di Gesù è schiacciante: “Non pote…te servire a Dio e al Denaro”. Dio non può regnare nel mondo ed essere Padre di tutti, senza reclamare giustizia per coloro  che  sono esclusi da una vita degna. Per questo motivo, non possono lavorare più per questo mondo umano tanto caro a Dio quelli che, dominati per l’ansia di accumulare ricchezza, promuovono un’economia che esclude i più deboli e li abbandona nella fame e nella miseria.   È sorprendente quello che sta succedendo col Papa Francesco. Mentre i mezzi di comunicazione e le reti sociali che circolano per internet c’informano, con ogni tipo di dettagli, dei gesti più piccoli della sua personalità ammirabile, si nasconde in  modo vergognoso il suo grido più urgente diretto a tutta l’Umanità: “No ad un’economia dell’esclusione e dell’iniquità. Questa economia ammazza.” Tuttavia, Francesco non ha bisogno di lunghe argomentazioni né profonde analisi per esporre il suo pensiero. Sa riassumere la sua indignazione in parole chiare ed espressive che potrebbero aprire il notiziario di qualunque telegiornale, o essere un titolo per la  stampa in qualunque paese. Solo alcuni esempi. Non può essere che non sia notizia che muore di freddo un anziano  sulla strada e che invece lo sia la caduta di due punti della borsa. Questo è esclusione. Non può tollerarsi che si getti cibo quando c’è gente che soffre la fame. Questo è iniquità.”   Viviamo “nella dittatura di un’economia senza volto e senza un obiettivo davvero umano”. Come conseguenza, “mentre i guadagni di pochi crescono esponenzialmente, quelli della maggioranza si allontanano sempre più da quel  benessere di quella minoranza felice.”
“La cultura del benessere ci anestetizza, e perdiamo la calma se il mercato offre qualcosa che ancora non abbiamo comprato, mentre tutte quelle vite mozze per mancanza di possibilità ci sembrano uno spettacolo che in nessun modo ci toccano.”   Come  il papa ha detto: “questo messaggio non è marxismo, ma è  Vangelo puro”. Un messaggio che deve avere eco permanente nelle nostre comunità cristiane. Il contrario potrebbe essere un segno di quello che dice Bergoglio: “Stiamo diventando incapaci di compatirci tra di noi, non piangiamo più oramai davanti al dramma degli altri.”   Diffondi il Vangelo di Gesù.
José Antonio Pagola

p. Maggi e p.Pagola commentano il vangelo della domenica

p. Maggi

 

AMATE I VOSTRI NEMICI 

Commento al Vangelo della ottava domenica dell’anno liturgico di p. Alberto Maggi

 

Mt 5,38-48

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

 

Può sembrare scoraggiante l’invito che Gesù fa e che leggiamo nel vangelo di Matteo: “Siate perfetti come è il Padre vostro perfetto”, perché noi pensiamo subito alla perfezione di Dio, con tutto quello che immaginiamo, di potenza di grandezza di Dio. Vediamo invece cosa intende l’evangelista con questo invito alla perfezione. Il vangelo che commentiamo è il capitolo 5 di Matteo, dal versetto 38. Gesù continua a prendere le distanze dalla legislazione di Mosè per presentare un’alternativa di società e un modo nuovo per  rapportarsi con il Signore. E dice Gesù: «Avete inteso che fu detto: ‘ Occhio per occhio e dente per dente’». Questa legislazione di Mosè in realtà fu un grande passo avanti in quello che riguardava la gestione della vendetta che prima era illimitata. E’ famoso nella Bibbia il vanto di Lamec, che troviamo nel libro del Genesi, capitolo 4 versetto 24, dove Lamec si lamenta e dice: “Ho ucciso un uomo per una mia scalfitura e un ragazzo per un mio livido”. quindi la vendetta era illimitata. Mosè invece ha cercato di mettere un limite, occhio per occhio, dente per dente. Ebbene Gesù prende le distanze da questo e chiede di fare un passo in avanti. «Ma io vi dico: ‘Non opporvi al malvagio’ »”. Non significa questo invito di Gesù ad essere delle persone passive che accettano ogni prepotenza. Il cristiano non è questo, anzi. Ma significa spezzare il cerchio della violenza, proporre iniziative di bene, di amore e di pace, che disinneschino questo odio e questa violenza che si abbattono su di te. Per questo quando Gesù dice «Se uno di da uno schiaffo sulla guancia destra tu porgigli anche l’altra »”, non significa passare da stupidi. Gesù non ci chiede di essere stupidi, tonti, ma buoni fino in fondo. Di fatto l’unica volta nel vangelo di Giovanni che Gesù prende uno schiaffo, mica ha presentato l’altra guancia, ma ha detto: “Se ho sbagliato mostrami dove ho sbagliato, se non ho sbagliato perché questa violenza?” Quindi Gesù invita a non opporre alla violenza che viene addosso altra violenza,  altrimenti questa cresce e poi dopo diventa un crescendo interminabile di violenza che genera altra violenza. Per questo Gesù non chiede – ripeto – di essere tonti, ma di essere buoni, di disinnescare la violenza con proposte di bene ancora maggiore. Il credente è colui che, di fronte alla violenza dell’altro, gli fa comprendere: “Guarda la tua capacità di volermi fare del male non sarà mai così grande come la mia di volerti e farti del bene”. Questo è l’invito di Gesù. Poi Gesù passa a toccare uno dei piedistalli della spiritualità ebraica, «Avete inteso che fu detto: ‘Amerai il tuo prossimo …’ »”, l’amore la prossimo era un amore limitato, perché arrivava fino a dove esisteva il concetto di prossimo, che era molto relativo. Il concetto più stretto significava colui che appartiene al mio clan familiare, un po’ più largo a quello della mia tribù, un po’ più largo ancora alla nazione di Israele, ma non di più. Quindi era un amore che aveva dei limiti. “ «E odierai il tuo nemico’»”. L’odio al nemico era anormale in questa società, ma soprattutto era giustificato dall’odio che Dio aveva per i peccatori. E’ tipico il canto del salmista nel salmo 139, versetti 21-22 dove dice: “Quanto odio Signore quelli che ti odiano. Li odio con odio implacabile, li considero miei nemici”. Mai si odia con tanto gusto come quando si odia in nome di Dio, perché ci si sente giustificati in questo odio. Ebbene Gesù prende le distanze da tutto questo. «Ma io vi dico: ‘Amate i vostri nemici’»”. Quindi Gesù propone un amore di un livello superiore che non solo non conosce i limiti dell’amore che arriva fino al prossimo, ma li supera. E’ questa la novità esclusiva di Gesù, è un amore che arriva a inglobare anche il nemico. E per ‘amare’ Gesù non ha scelto il verbo greco fileo, da cui filosofia, filantropia, un amore di benevolenza che riceve qualcosa in cambio, ma il verbo agapao, da cui la parola agape che tutti conosciamo, che significa un amore che è indipendente dalla qualità di colui che lo riceve, è indipendente dalla risposta dell’altro. Quindi di un amore che non guarda i meriti della persona che viene amata, un amore che si genera per il bisogno dell’altro, non per la risposta che se ne può avere. «’E pregate per quelli che   perseguitano’»”, quindi è chiaro che per nemico si intende quello che perseguita la comunità cristiana. Ebbene Gesù chiede di fare un passo in avanti, questo amore non diventa reale finché non si trasforma in amore per quelli che lo perseguitano. Se c’è questo accade qualcosa che trasforma l’esistenza del credente, «Affinché siate figli del Padre vostro»”. Essere figlio in quella cultura significa colui che assomiglia al padre nel comportamento. Allora, se chi ama il nemico e prega per il nemico assomiglia al Padre, si vede che questa è la qualità d’amore di Dio, un amore di Dio che arriva a tutti quanti, anche a quelli che sono considerati i suoi nemici. E poi Gesù dà un’immagine di cosa significa questo amore, «Egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni »”,  è un’offerta di vita che è rivolta a tutti. Il Dio di Gesù non è buono, è esclusivamente buono, lui non guarda i meriti delle persone, ma guarda i loro bisogni. Non è il Dio che premia i giusti e castiga i malvagi, ma a tutti, giusti e malvagi, offre il suo amore. E poi Gesù fa un altro esempio, «E fa piovere sui giusti e sugli ingiusti»”. Quindi questi esempi, che sono comprensibili a tutti, il sole e la pioggia, vogliono dire che l’amore di Dio è un amore dal quale nessuna persona si può sentire esclusa. Gesù non discrimina tra meritevoli e no, tra puri e impuri, ma il suo amore si rivolge a tutti quanti. E poi Gesù dice: “Se amate e salutate”, e prende le categorie ritenute più lontane da Dio, i pubblicani, quelli che erano impuri fino all’essenza stessa della persona e i pagani, quelli che avevano altre divinità. “Se amate e salutate quelli che vi amano e vi salutano che fate di più? Siete come quelli che sono impuri profondamente e quelli che sono senza Dio, i pagani”. Ed ecco l’invito finale di Gesù: «Voi dunque siate perfetti …»”, che significa essere pieni, completi, “ «come è perfetto il Padre vostro celeste»”.  Ecco, dopo tutto questo, allora capiamo bene cosa significa questo invito alla perfezione. Significa essere buoni fino in fondo. E questa non è una virtù, un eroismo straordinario possibile soltanto ad alcuni, ma essere buoni fino in fondo è dentro le capacità e le possibilità di ogni persona. Quando si realizza questo la vita del credente si intreccia con quella di Dio e diventa una sola cosa; l’uomo permette a Dio di essergli Padre e sperimenta la sua presenza intima, profonda, in ogni avvenimento della propria esistenza e della propria vita.

UNA CHIAMATA SCANDALOSA

il commento di p. A. Pagola:
La chiamata all’amore è sempre seduttrice. Sicuramente, molti accoglievano con gusto la chiamata di Gesù ad amare Dio e il prossimo. Era la migliore sintesi della Legge. Ma quello che non potevano immaginare è che un giorno egli avrebbe detto loro di amare i nemici. Tuttavia, Gesù lo fece senza considerare alcuna delle tradizioni bibliche, prendendo le distanze dai salmi …di vendetta che alimentavano il discorso del suo popolo. Egli  affrontò il clima generale di odio che si respirava nel suo ambiente, proclamò con chiarezza assoluta la sua chiamata: “Io, invece, vi dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano e pregate per quelli che vi calunniano.”
Il suo linguaggio è scandaloso e sorprendente, ma completamente coerente con la sua esperienza di Dio. Il Padre non è violento: ama perfino i suoi nemici, non cerca la distruzione di nessuno. La sua grandezza non consiste in vendicarsi bensì in amare incondizionatamente tutti. Chi si sente figlio di quel Dio, non introdurrà nel mondo odio né vorrà la distruzione di nessuno.   L’amore verso il nemico non è una forma di mediazione adottata da Gesù, diretta a persone chiamate ad una perfezione eroica, ma la sua chiamata vuole introdurre nella storia un atteggiamento nuovo verso il nemico, perché egli vuole eliminare nel mondo l’odio e la violenza distruttrice.
Chi vuole somigliare a Dio non alimenterà l’odio contro nessuno, cercherà il bene di tutti incluso quello verso i suoi nemici.
Quando Gesù parla dell’amore verso il nemico, non sta chiedendo che alimentiamo in noi sentimenti affettivi, simpatia o affetto verso chi ci fa del male, il nemico continua ad essere qualcuno del quale possiamo aspettarci dei danni, e alla luce di ciò, difficilmente questo può cambiare i sentimenti del nostro cuore. Amare il nemico significa, prima di tutto, non fargli del male, non cercare né desiderare di danneggiarlo. Non dobbiamo rimproverarci se non sentiamo amore alcuno verso di lui. È naturale che ci sentiamo feriti o vilipesi. Dobbiamo preoccuparci quando continuiamo ad alimentare l’odio e la sete di vendetta.   Ma non si tenta solo di non fargli del male. Possiamo addirittura fare dei passi fino ad essere disposti a fargli del bene se lo troviamo necessitato. Non dobbiamo dimenticare che siamo più umani quando perdoniamo che quando ci rallegriamo della sua disgrazia.
Il perdono sincero verso il nemico non è cosa facile. In alcune circostanze alla persona può essere fatto del male in un solo momento. Praticamente è impossibile liberarsi del rifiuto, delll’odio o della sete di vendetta. Non dobbiamo giudicare nessuno dal di fuori. Solamente Dio ci comprende e ci perdona in maniera incondizionata, perfino quando non siamo capaci di perdonare.   Costruisci dunque un mondo più fraterno e gentile.
José Antonio Pagola

p. Maggi e p. Pagola commentano il vangelo

p. Maggi

COSI’ FU DETTO AGLI ANTICHI, MA IO VI DICO 

Commento al Vangelo della sesta domenica del tempo ordinario di p. Alberto Maggi

Mt 5,17-37

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto  al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo! Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna. Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

L’annuncio di Gesù delle beatitudini come nuova alleanza tra Dio e il suo popolo, non deve essere stato ben accolto dal popolo stesso e neanche dai discepoli. Perché? Loro s’aspettavano la venuta del regno come segno di grande splendore e manifestazione di potenza, Israele si sarebbe impossessata delle ricchezze delle nazioni pagane che avrebbe dominato. E quindi l’invito di Gesù con le beatitudini, che non è quello di arricchirsi ma addirittura quello di ondividere e di mettersi a servizio degli altri, non deve essere stato accettato. Ecco perché Gesù dice ‘no’. E’ il capitolo 5 di Matteo versetto 17, “ «Non crediate che io sia venuto a …»e usa il verbo non abolire, che si può adoperare per una leggere, ma ‘abbattere, demolire’, che si adopera per un edificio, «…la legge o i profeti»”, modo con il quale si indica quello che noi chiamiamo Antico Testamento.

Quindi Gesù dice: “Quella costruzione del regno che ha attraversato tutta la legge e i  profeti, io non sono venuto a demolirla”, ma “«sono venuto a dare pieno compimento»”, non come voi pensate, ma come vi dico io, cioè non attraverso l’accumulo delle ricchezze, ma attraverso la pratica della condivisione, non attraverso il dominio degli altri, ma attraverso il servizio. E, soprattutto, non per un popolo  ma rivolto a tutta l’umanità. E Gesù continua: «In verità»”, assicura Gesù, «”che fintanto che non siano passati il cielo e la terra»”, maniera per dire il cosmo intero, “neanche il minimo elemento dell’alfabeto ebraico”, lo iota , “«sarà eliminato o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto»”. Quindi Gesù garantisce la piena realizzazione del progetto del regno. Quando c’è una comunità che accoglie le beatitudini il regno diventa realtà e dopo deve solo allargarsi ed estendersi. Poi Gesù ammonisce: «Chiunque trasgredirà»”, letteralmente ‘ignorerà, tralascerà’, «uno di questi minimi precetti»”, non si riferisce ai precetti della legge di Mosè che Gesù non ha nominato, ma riguarda le beatitudini, che, in confronto alla grandezza, all’importanza, alla severità dei comandamenti, Gesù definisce minimi. Ebbene, chi ignora le beatitudini, sarà considerato minimo, o al contrario grande, nel regno dei cieli, laddove il grande è colui che le osserva. Queste espressioni minimo o grande non indica una gerarchia nel regno di Dio, ma indica l’appartenenza o l’esclusione. Quindi chiunque ignora queste beatitudini sarà escluso dal regno, chi le pratica vi sarà ammesso. Ricordo che ‘regno dei cieli’ è una formula adoperata soltanto da Matteo per indicare il regno di Dio, quindi non si tratta di un regno nei cieli, l’aldilà, ma del regno di Dio, la nuova società che Gesù è venuto a inaugurare, dove Dio governa gli uomini non emanando leggi che questi devono osservare, ma comunicando loro il suo Spirito. E proprio per questo Gesù ammonisce i suoi discepoli dicendo: «Se la vostra giustizia»”, si intende la fedeltà all’alleanza, «non supererà quella degli scribi e dei farisei»”, cioè una fedeltà formale, una fedeltà legata alla lettera, ma non allo Spirito, «non entrerete nel regno dei cieli»”. Quindi se non c’è una fedeltà diversa da quella letterale e formale di scribi e farisei, non c’è appartenenza al regno. E poi Gesù incomincia a demolire – ecco questo sì – le tradizioni del passato per sostituirle con qualcosa di nuovo, di incommensurabilmente più bello. «Avete inteso che fu detto agli antichi …»”, è provocatoria questa espressione di Gesù. Avrebbe dovuto dire “Avete inteso che fu detto ai nostri padri”, e invece Gesù parla di antichi, quindi qualcosa di negativo. “ «Non ucciderai»”, ebbene Gesù dice «Ma io vi dico»”, e qui pronuncia per sei volte questa espressione con cui sostituisce il nuovo della sua alleanza al vecchio, a quello degli antichi, “ «chiunque si arrabbia con il proprio fratello sarà sottoposto al giudizio »”, e chi lo insulta sarà sottoposto al sinedrio, il massimo organo giudiziario, e chi addirittura gli dice “pazzo”, che ha il significato di ‘rinnegato’, «Sarà destinato al fuoco della Geènna »”. Cosa vuol dire Gesù? Quando nel rapporto con l’altro tu ti arrabbi e non disinneschi subito questa rabbia, e questa rabbia si trasforma in insulto e l’insulto arriva addirittura ad escludere l’altro dalla tua  vita – questo è il significato di ‘pazzo’ – ebbene sei destinato al fuoco della Geènna, l’immondezzaio di Gerusalemme. Cioè Gesù dice ai suoi discepoli: “Chi esclude qualcuno dalla propria vita si esclude dalla vita di Dio”. Ed ecco perché è importante, dice Gesù, che prima del rapporto con Dio, la necessità è una buona relazione con i fratello. Ecco allora che Gesù fa l’esempio. «Se presenti l’offerta all’altare e ti ricordi , non che tu hai qualcosa contro tuo fratello, ma che tuo fratello ha  qualcosa contro di te, vai a riconciliarti. Quindi la riconciliazione e la serenità nella comunità è talmente importante che precede i doveri nei confronti di Dio. E per questo Gesù dice di avere un atteggiamento di benevolenza verso l’altro. E poi continua «Avete inteso … »”  e qui tratta il tema delicato dell’adulterio, «… non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna »”,  e utilizza il termine per indicare la donna sposata, quindi la moglie di qualcuno, “«per desiderarla»”. Non si tratta qui del desiderio sessuale normale dell’uomo verso la donna, che fa parte dell’ordinamento della creazione, ma di considerare la donna di un altro come un oggetto di cui impossessarsi. Ebbene, per Gesù, «costui ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore»”, nella propria coscienza. E Gesù dà delle indicazioni, dei rimedi. «Se il tuo occhio »”, ha parlato di guardare e l’occhio indica il desiderio, «.. ti è motivo di scandalo»”, cioè di inciampo, “«cavalo e gettalo via da te »”,  cioè se c’è qualche criterio nella tua vita, qualche atteggiamento – poi Gesù farà l’esempio della mano che indica l’attività – ebbene, anche se doloroso, estirpa questi atteggiamenti dalla tua vita, perché altrimenti ti portano alla distruzione. Infatti dirà Gesù «Piuttosto che il tuo corpo venga gettato nella Geènna»”. Quindi se nella tua vita c’è qualche atteggiamento, qualche comportamento, che sai che ti può essere di inciampo per la pienezza della tua esistenza, eliminalo, anche se doloroso, piuttosto che rovinare completamente la tua esistenza. E Gesù poi tratta anche del ripudio. Qui non si tratta del divorzio, ma del ripudio, azione unilaterale dell’uomo nei confronti della propria moglie. E poteva essere ripudiata per qualunque cosa. Ebbene Gesù non è d’accordo. Dice: «Chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di … »”, e Matteo adopera il termine porneia, che ha una vasta gamma di  significati, proprio per non far cadere nella casistica le parole di Gesù. E qui viene tradotto con «Unione illegittima e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio»”. E infine Gesù si rifà al rapporto che deve esistere all’interno della comunità, un rapporto di sincerità e di grande schiettezza, e quindi si rifà alla pratica del giuramento che Gesù esclude assolutamente all’interno della sua comunità. Dirà Gesù: «Sia invece il vostro parlare ‘sì, sì, no, no’»”. Quindi la bocca deve esprimere quello che contiene il cuore, quello che contiene la mente, senza alcuna doppiezza o falsità perché, avverte Gesù, «il di più viene dal maligno»”. Il maligno, il diavolo, è quello che, secondo la Bibbia e secondo Gesù, ha introdotto nel mondo la menzogna, ed è immagine del potere. Il di più nel parlare è a uso e consumo delle strutture di potere per dominare gli altri, quindi Gesù invita, nel rapporto con i fratelli, nel rapporto all’interno della comunità, un linguaggio di schiettezza, non un linguaggio diplomatico, non un linguaggio di convenienza, ma chiaro e diretto.

NO ALLA GUERRA TRA NOI

jl commento di p. Pagola

Gli ebrei parlavano con orgoglio della Legge di Mosè. Secondo la tradizione, Dio stesso l’aveva donata al suo popolo. Era la cosa più bella che avevano avuto da lui. In questa Legge si racchiude la volontà dell’unico vero Dio. Lì possono trovare tutto quello di cui hanno bisogno per essere fedeli a Dio.
Anche per Gesù la Legge è importante, ma non occupa più il posto centr…ale. Egli vive e comunica un’altra esperienza: sta arrivando il Regno di Dio; il Padre sta cercando di aprirsi una via in mezzo a noi per fare un mondo più umano. Non basta accontentarci di compiere la Legge di Mosè. È necessario aprirci al Padre e collaborare con lui nel fare una vita più giusta e fraterna.
Per questo, secondo Gesù, non basta compiere la legge che ordina “Non uccidere”. È necessario, in più, strappare dalla nostra vita l’aggressività, il disprezzo dell’altro, gli insulti o le vendette. Chi non uccide, compie la Legge, ma se non si libera dalla violenza, nel suo cuore non regna ancora quel Dio che cerca di costruire con noi una vita più umana.
Secondo alcuni osservatori, si sta estendendo nella società attuale un linguaggio che riflette l’aumento dell’aggressività. Sono sempre più frequenti gli insulti offensivi proferiti solo per umiliare, disprezzare e ferire. Parole nate dal rifiuto, dal risentimento, dall’odio o dalla vendetta.
D’altra parte, le conversazioni sono frequentemente intessute di parole ingiuste che diffondono condanne e seminano sospetti. Parole dette senza amore e senza rispetto, che avvelenano la convivenza e fanno male. Parole nate quasi sempre dall’irritazione, dalla meschinità o dalla bassezza.
Questo non è un fatto che avviene solo nella convivenza sociale. È anche un grave problema nella Chiesa attuale. Papa Francesco soffre nel vedere divisioni, conflitti e scontri di “cristiani in guerra contro altri cristiani”. È una situazione tanto contraria all’Evangelo che ha sentito la necessità di rivolgerci un appello urgente: “No alla guerra tra noi”.
Così parla il Papa: “Mi fa male costatare come in alcune comunità cristiane, e anche tra persone consacrate, consentiamo a diverse forme di odio, calunnie, diffamazioni, vendette, gelosie, desideri di imporre le proprie idee ad ogni costo, e fin persecuzioni che sembrano un’implacabile caccia alle streghe. Chi andiamo a evangelizzare con questi comportamenti?”. Il Papa vuole lavorare per una Chiesa nella quale “tutti possano vedere come vi prendete cura gli uni degli altri, come vi incoraggiate vicendevolmente, e come vi accompagnate”.
José Antonio Pagola.

p.Maggi e p.Pagola commentano il vangelo della domenica

p. Maggi

BATTESIMO DEL SIGNORE 

12 gennaio 2014

 Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi

Mt 3,13-17

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

L’attività di Gesù nel vangelo di Matteo si apre e si chiude all’insegna del battesimo. Nel brano che adesso vedremo Gesù viene battezzato e con il battesimo Gesù diventa manifestazione visibile della presenza del Padre nell’umanità e le ultime parole di Gesù ai suoi discepoli, una volta risuscitato, sarà di mandarli a battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Cioè essere manifestazione visibile della pienezza dell’amore di Dio e farla sperimentare ad ogni persona. Nel vangelo di Matteo, appena Gesù entra in scena, iniziano subito i problemi. Scrive infatti l’evangelista al capitolo 3, versetto 13, “Allora Gesù dalla Galilea venne…”. Qui l’evangelista adopera lo stesso verbo adoperato per l’apparizione di Giovanni Battista.
Con questo stratagemma letterario l’evangelista vuole indicare che in Gesù c’è il prolungamento e il compimento dell’attività del Battista. “… Al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui”, da sempre nella chiesa ha creato problema il battesimo di Gesù. Se il battesimo di Gesù, come annunciava Marco, era mirato ad ottenere il perdono dei peccati, perché Gesù è andato a farsi battezzare?
Se il battesimo di Gesù, come nel vangelo di Matteo, è mirato alla conversione, cioè ad un cambiamento del proprio comportamento, da un comportamento sbagliato a uno orientato verso il bene degli uomini. Perché Gesù fa a farsi battezzare?  Lui aveva bisogno di conversione?
Il battesimo è un simbolo di morte, morte a quello che si è e che si è stati, per accogliere la vita nuova. Anche per Gesù il battesimo è un simbolo di morte, ma non al passato, poiché lui non ha un passato ingiusto da dover cancellare, ma morte nel senso di accettazione di morte al futuro per essere fedele alla volontà del Padre e manifestare il suo volto d’amore. Gesù parlerà di questo battesimo proprio come simbolo di morte. Nel vangelo di Marco dirà: “Potete ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?”
Quindi il battesimo è un simbolo di morte. Se per il popolo è un simbolo di morte al passato, per Gesù lo è al futuro. Ebbene Matteo scrive: “Giovanni voleva però impedirglielo”, perché questo Gesù che va a farsi battezzare come se fosse anche lui bisognoso di conversione non è in linea con il messia che Giovanni Battista ha annunziato, il messia giustiziere, il messia che viene a giudicare, a premiare e castigare, che viene a battezzare in Spirito Santo, ma anche col fuoco, quello che viene a bruciare la pula.
E quindi Giovanni Battista protesta e dice: “«Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me? » Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia»”. Il termine ‘giustizia’ nell’Antico e nel Nuovo ha il significato di fedeltà, fedeltà all’alleanza. La giustizia di Dio consiste nella sua fedeltà all’alleanza, anche se gli uomini possono abbandonarla, anche se il popolo può tradirla, Dio è sempre fedele all’alleanza e al suo popolo.
E l’uomo è giusto, cioè la giustizia dell’uomo, quando è fedele a questa alleanza. Quindi Gesù invita ad essere fedeli all’alleanza, cioè a compiere la volontà di Dio. E qui l’evangelista colloca un’espressione strana che si trova solo due volte nel vangelo di Matteo, qui e alla fine delle tentazioni nel deserto, quando si legge che i”l diavolo allora lo lasciò”. E’ la stessa frase.
“Allora egli lo lasciò”, Giovanni Battista lo lasciò. Non è “lasciò fare”, come alcuni traduttori cercano poi di completare la frase. “Allora egli lo lasciò”, esattamente come il diavolo.  L’evangelista vuole indicare che questa per Gesù è la prima tentazione: essere il messia atteso dalla popolazione, il messia annunziato dalla tradizione. Sarebbe stato subito riconosciuto, accolto e acclamato.
Invece Gesù dovrà liberare il popolo da questa idea del messia per presentarne una completamente diversa, non un messia di potenza, ma un messia d’amore, non un messia di dominio, ma un messia di servizio.
Ebbene, “Appena battezzato Gesù immediatamente uscì dall’acqua”, l’acqua è simbolo di morte, quindi l’evangelista anticipa quella che sarà la risurrezione di Gesù, “ed ecco si aprirono per lui i cieli”, i cieli sono la dimora di Dio, “ed egli vide lo Spirito” – lo, articolo determinativo indica la totalità – “Spirito di Dio”, ad indicare la pienezza dell’amore, dell’energia, della vita di Dio, “scendere come una colomba e venire sopra di lui”.
Qual è il significato del simbolo della colomba? E’ duplice.  Uno è il riferimento al libro del Genesi, nel racconto della creazione, dove si legge che “lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque”, quindi l’evangelista vede in Gesù la vera nuova definitiva creazione voluta da Dio. E l’altro si rifà a un proverbio nel quale si richiamava l’amore della colomba al suo nido.
La colomba è fedele al suo nido, anche se le viene cambiato, fatto più bello, più nuovo, lei è sempre fedele al suo nido originario. Quindi Gesù è il nido dello Spirito, è la dimora dello Spirito, lì risiede la pienezza dell’amore di Dio.
“Ed ecco una voce dal cielo”, il cielo indica la dimora divina, e qui l’evangelista  fonde tre testi dell’Antico Testamento. Fonde il salmo 2, il libro del Genesi al capitolo 22 e Isaia al capitolo 42. “«Questi è il figlio mio»”, è l’intronizzazione del messia, quindi Gesù viene confermato da Dio quale il messia, questa è la citazione del salmo.
“«L’amato»”, indica il figlio unico, colui che eredita tutto, ed è un’allusione a Isacco, al figlio di Abramo, che Abramo voleva sacrificare per la divinità, “«In lui ho posto il mio compiacimento»”, che è una citazione del profeta Isaia, nella quale si vede l’attività del messia voluta da Dio. Quindi in Gesù si manifesta completamente e pienamente la volontà di Dio che vede in lui e nella sua attività il messia. In lui non c’è una contrapposizione con Dio perché lui è il figlio, cioè colui che assomiglia in tutto al Padre e lui è l’amato, il figlio unico, colui che eredita tutto dal Padre.
Non si può distinguere Gesù da Dio, ma, vedendo Gesù, si comprenderà chi è Dio, un Dio completamente diverso da quello che la tradizione si aspettava.

UNA NUOVA TAPPA
commento al vangelo di p. Pagola:
Prima di narrare l’attività profetica di Gesù, gli evangelisti ci parlano di un’esperienza che trasforma radicalmente la vita del Maestro.
Dopo essere stato battezzato da Giovanni, Gesù si sente il Figlio caro di Dio, abitato pienamente dal suo Spirito, e incoraggiato da quello Spirito, Gesù si mette in moto per annunciare a tutti, con la sua vita ed il suo messaggio, la Buona …Notizia di un Dio amico e salvatore dell’essere umano.   Non è strano che, invitandoci a vivere nei prossimi anni “una nuova tappa evangelizzante”, il Papa ci ricordi che la Chiesa necessita ora più che mai “evangelizzatori con lo Spirito”. Sa molto bene che solo lo Spirito di Gesù in noi può infondere forza per mettere in moto la conversione radicale che ha bisogno della Chiesa.   Questo rinnovamento della Chiesa può nascere solo dalla novità del Vangelo. Il Papa vuole che la gente di oggi ascolti lo stesso messaggio che Gesù proclamava per le strade di Galilea, niente di diverso. Dobbiamo “ritornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo”. Solo di questa maniera, “potremo rompere schemi noiosi noi che pretendiamo di rinchiudere Gesù Cristo.”   Il Papa sta pensando ad un rinnovamento radicale “che non può lasciare le cose come stanno; non serve oramai una semplice amministrazione”. per questo motivo, ci chiede “abbandonare il comodo criterio pastorale di sempre, il si, è fatto così” ed insiste una ed un’altra volta: “Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile ed i metodi evangelizzanti delle proprie comunità.”   Francesco cerca una Chiesa nella quale solo ci preoccupi comunicare la Buona Notizia di Gesù al mondo attuale. “Più che la paura di non sbagliare, egli spera che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa sicurezza, nelle norme che ci fanno giudici implacabili, nelle abitudini dove ci sentiamo tranquilli, mentre   c’è fuori una moltitudine affamata, e Gesù ci ripete senza stancarsi: Date a loro voi da mangiare.”   Il Papa vuole che costruiamo una Chiesa con le porte “aperte”, perché la gioia del Vangelo è per tutti e non deve escludersi nessuno. Che gioia poter ascoltare dalle sue labbra una visione di Chiesa che recupera lo Spirito più genuino di Gesù, rompendo atteggiamenti molto radicati nei secoli! “Spesso ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori di essa. Ma la Chiesa non è una dogana, è la casa del Padre dove c’è posto per ognuno con la sua vita sulle spalle.”   Mettiti in moto dunque per iniziare una nuova tappa evangelizzante.
José Antonio Pagola

 

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